Quella incertezza iniziale, poi, la presa di coscienza. Torniamo ai primi giorni di marzo quando le notizie sul coronavirus si diffondevano a macchia d’olio, così come il virus stesso. Campionati sospesi, poca chiarezza. Fino all’11 marzo, con il definitivo lockdown. E mettiamoci nei panni delle ragazze straniere che in Italia ci vengono per giocare a futsal. Inutile continuare a dire che non siano professioniste, per molte è un lavoro anche se non riconosciuto. Ma vabbè…

La paura, la presa di coscienza, dicevamo. Ce le siamo fatte raccontare da una che non ha bisogno di presentazioni, che proprio a marzo per due anni, ha alzato la Coppa Italia con Lazio e Olimpus. Luciléia.
“All’inizio non credevo che la situazione fosse cosi grave. Già la seconda settimana ho iniziato ad avere paura, le notizie peggioravano giorno dopo giorno. Guardavo dalla finestra di casa e non si vedeva nessuno, c’era sempre la fila al supermercato. Allora ho deciso di tornare a casa (e ci sono riuscita soprattutto) anche perché i miei genitori erano preoccupati. Sono stata 15 giorni isolata perché venendo dall’Italia dovevo fare la quarantena per precauzione e sono stati dei giorni brutti e difficili: sapere di stare a un passo e non poter abbracciare i miei, non poter fare nulla. Mi sentivo impotente, ecco”.

E oggi?
“Abitando in campagna ho la fortuna di potermi muovere: riesco ad allenarmi, posso dar da mangiare alle galline, alle mucche e ai maiali. Insomma (ride ndr), la giornata la passo”.

La situazione in Brasile com’è?
“Ci sono delle regioni più colpite, da me ad esempio ancora non c’è nessun caso, ma credo che maggio e giugno saranno i mesi più complicati da noi. Aspettiamo di vedere la situazione, sperando che non ci siano tanti decessi come in Italia. E’ un Paese che amo, una seconda casa da tanti anni ormai… e vederlo così “vuoto” mi fa piangere il cuore”.

C’è la paura, ma la fede può contrastarla…
“E’ un periodo difficile, che ci fa pensare tanto. Sia alle grandi che alle piccole cose che magari nei giorni normali non pensavamo. Come dice il Vangelo, Il vento cessò e ci fu grande bonaccia (Mc 4,35-41). Sono sicura che dopo questo periodo difficile, miglioreremo come persone e ci sarà più umanità. Saremo più forti, ecco. Dobbiamo avere fiducia e coraggio, la mia preghiera più grande è quella di uscirne il prima possibile”.

Prima di salutarci, come vedi il futuro del futsal?
“Credo che oggi tornare in campo sia impensabile anche se mi manca molto giocare. Se ci penso….. la stagione era iniziata davvero bene con la Copa America vinta con il Brasile e la Coppa Divisione con il Montesilvano. Stava per arrivare la parte più bella della stagione, quella della coppa e dei playoff. Quella che ti fa battere il cuore. Avevamo grandi possibilità di fare bene, ma come si fa a combattere con questo virus? Pensare a giocare è l’ultima cosa. Pensiamo piuttosto a stare tutti bene, poi torneremo anche a fare quello che più ci piace: giocare a futsal”.