Lo scudetto non è ancora stato assegnato ma è già tempo di futsal mercato per la grande maggioranza delle squadre della serie A elite, ma proprio mentre le società più in vista si contendono le strapagate top player l’Ichnusa Sinnai sceglie di muoversi in tutt’altra direzione salutando tutte le giocatrici straniere che hanno fatto parte della rosa nella scorsa stagione.

Sono tante le novità in casa Sinnai a partire dalle dimissioni del patron Mauro Moi che passa il testimone a Francesco Manca che dalla prossima stagione sarà il Presidente della squadra sarda. Non sono solo i vertici a cambiare perché l’ Ichnusa Sinnai decide di ricominciare da zero o quasi con l’ambizioso progetto di costruire una squadra dove la componente sarda sia la componente predominante e caratterizzante. Già, perché l’Ichnusa Sinnai troppo spesso nelle scorse stagioni è stata identificata come la squadra di Lucileia, di Vanessa o di Peque..e seppur vero che le grandi campionesse che si sono alternate nella società sarda hanno portato lustro e visibilità al Sinnai, permettendo ANCHE con il loro lavoro di arrivare a disputare tre semifinali scudetto, vincere una Coppa Italia e una SuperCoppa, è tempo di fare un passo indietro e ricominciare a dare la possibilità anche alle ragazze sarde di dire loro e di dare il loro contributo sul campo.
 E’ vero, il progetto è ambizioso ed è solo ai primissimi passi ma l’Ichnusa Sinnai sceglie di ricominciare a fare sport in modo sano e costruttivo, dando la priorità ai veri valori di questo sport che forse nella corsa agli “obiettivi stagionali” sono stati troppo spesso sacrificati, perché in fondo noi..

“..Noi siamo l’Ichnusa  calcio a 5 Sinnai, i 4 mori sul petto e la Sardegna  nel cuore, consapevoli di ciò che difendiamo e non è una questione di vittoria o sconfitta ma di onore e rispetto per quel che abbiamo conquistato indossando gli scarpini ogni volta che c’era da andare in battaglia, ogni volta che c’era da difendere la nostra porta e trafiggere quella avversa, siamo donne con i tacchetti invece che con i tacchi perché non vogliamo sentirci più alte, indossare la nostra maglia è già il punto più alto da toccare…”
Ufficio Stampa