Che inizio di stagione per il Real Praeneste! La vittoria contro la BRC 1996, squadra che nell’ultima A2 si era piazzata al quarto posto, ha dato lo slancio alle ragazze di Silvia Pietraforte. Le prenestine sono partite con mire di salvezza, ma questi 3 punti rappresentano un’adrenalinica iniezione di fiducia. Quello che ci voleva per partire al massimo. Ecco cosa ne pensa Annalisa Salomone, capitano e condottiera della squadra.

Che segnali dà al gruppo il successo contro la BRC?

“Conquistare tre punti nella prima giornata di campionato, contro una squadra che l’anno scorso ha fatto davvero bene, è sicuramente incoraggiante ma non deve cambiare la prospettiva con cui siamo partite anche quest’anno. Dobbiamo rimanere concentrate sull’obiettivo principale che rimane la salvezza, e impegnarci quanto prima a raggiungerlo”.

Per puntare agli obiettivi prefissati serve conoscersi. Allora dicci un pregio e un difetto del Real Praeneste.

“Il pregio è che siamo una squadra, nel senso letterale del termine. Un’entità fatta di atlete ma anche di amiche. Il difetto è il non avere la giusta consapevolezza delle nostre potenzialità. Nelle scorse stagioni, a volte, questo aspetto ci è mancato e la cosa ha finito col penalizzarci”.

Che rapporto hai con il nuovo mister Silvia Pietraforte? 

“Con il tempo e con le varie esperienze che ho fatto sui campi da gioco, ho capito che ogni allenatore può insegnarti qualcosa. Pertanto io, come il resto del gruppo, mi sono messa a disposizione del mister fin da subito. L’approccio al gioco del nuovo tecnico è completamente diverso, sotto il profilo tattico, da quello cui eravamo abituate. Ma questo non ci sta scoraggiando, anzi, è stimolante. Siamo state chiamate ad affrontare una nuova “sfida” e, conoscendo il gruppo, sono certa che riusciremo a vincerla”.

Ora una domanda comoda, e una un po’ meno. Ma Salomone ha risposto a entrambe da vero capitano.

Sei il capitano, avrai un legame speciale con il club.

“Gioco in questa squadra da quando è stata fondata. L’ho vista materialmente nascere e crescere in una sera di settembre del 2014. All’epoca non pensavo minimamente che saremmo riuscite a raggiungere questi traguardi che, tengo a sottolineare, sono frutto dell’impegno e della dedizione di tante persone. Primo fra tutti il presidente che continua a credere nel progetto, a cui dedica moltissimo del suo tempo”.

C’è una compagna di squadra a cui tieni particolarmente?

“Questa è una domanda “politicamente” scorretta da fare a un capitano! Nella squadra ci sono ragazze che conosco da più di 10 anni, alcune le ho viste crescere sotto il profilo sportivo, altre le ho viste diventare donne, ma non potrei mai sceglierne una piuttosto che un’altra. È scontato e inutile dire che è impossibile avere lo stesso rapporto empatico con tutte, proprio perché ognuna di loro è diversa dalle altre. Quindi non posso scegliere nessuna! È la diversità di ognuna delle mie compagne ad aver creato l’unicità di questo gruppo”.