Non è bello partire con una premessa. Che poi altro non è che un voler mettere le mani avanti, come a proteggersi da un’ondata di offesa/rabbia/indignazione etc. che ci si aspetta inevitabile. Che palle.

Però la premessa c’è e la rivolgo ai portieri di futsal femminile – in questo caso del Real Praeneste, ma vale per tutti -: valorizzatevi. Che non significa perdersi in dibattiti-cazzata come portiere o portiera, per carità. Io di portiera conosco solo quella della macchina. Significa solo, all’atto pratico: fotografatevi, anzi, fatevi fotografare. Che ha più senso. Perché in questi mesi di articoli e interviste la cosa più complicata è sempre stata trovarvi immortalate tra i pali. Partorire dialoghi fotocopia del tipo “mi mandi una tua foto in campo” – “non ce l’ho” – “va bene ne metto una di squadra”. Tutto questo per spiegare che sì, parleremo dei quattro portieri del Real Praeneste, ma in copertina ho potuto mettere solo Angelica Di Pierro (con un’altra maglia).

E questo mi dispiace. Perché, specialmente introducendo una realtà come quella praenestina, era giusto dare risalto a tutte le ragazze che in questa stagione hanno difeso la porta. Un’eccezione alla regola delle gerarchie: primo, secondo e (forse) terzo portiere. In casa Real Praeneste gli estremi difensori invece sono quattro e tutti dello stesso livello agli occhi di mister Silvia Pietraforte e del preparatore dei portieri, Fabio Miglio. Che a inizio stagione presentava così le sue ragazze:

“Abbiamo quattro portieri in rosa, ma purtroppo Tea Scilingo e Angelica Di Pierro si sono infortunate gravemente e hanno dovuto subire un’operazione. Speriamo di riaverle tra non molto tempo. Poi ci sono Azzurra Brancati e Martina Cerracchio, sono contento di come si stanno comportando. Mi ascoltano, cosa fondamentale, e tra noi portieri abbiamo creato un gruppo affiatato. Ci diamo una mano l’un l’altro, ed è una cosa positiva”.

Quattro portieri per un solo paio di mani a protezione della squadra: se non è attenzione per il ruolo questa. Purtroppo, però, Tea Scilingo non ha recuperato in tempo dall’infortunio per giocare in questo campionato. Che volge verso l’inevitabile annullamento. “Spero riesca a tornare in gruppo per la preparazione alla prossima stagione”, mi ha whatsappato Miglio qualche ora fa. Per questo quella di Scilingo è stata una stagione fantasma: senza interviste e senza parate, soprattutto. La invitiamo ufficialmente per una chiacchierata su Lady Futsal.

Chi è tornata a calcare il parquet dopo un anno di astinenza è invece la ragazza che sta in copertina, Di Pierro. Una lesione alla cuffia dei rotatori le ha praticamente fatto saltare tutta la prima stagione al Praeneste. Poi il rientro in campo a dicembre 2019 e il coronavirus a interrompere anche questo percorso, quando si dice la fortuna. Però, come a seguito di un infortunio, rientrare in campo a fine emergenza sarà speciale: “Bisogna avere tanta pazienza, a volte è quella che mancaci aveva detto a margine della sua prima partita stagionale –. Quando si passa da un momento positivo a un infortunio è come un fulmine a ciel sereno. Però poi hai ancora più voglia degli altri di rientrare, riscattarti e mettere al tappeto tutti. Quello incide tanto. Vedere le partite da fuori e sapere di non poter fare niente non è una bella sensazione”.

Adesso non c’è alcuna partita da vedere, se non negli highlights del futsal che fu. Fino a marzo. Ma l’importante è darsi sempre nuove motivazioni. Anche da casa, anche quando il calcio a 5 sembra solo un ricordo della tua vita passata. Un po’ come oggi – per tutti -, e come era successo non molto tempo fa ad Azzurra Brancati. Che ce ne aveva parlato così:

“Avevo smesso da più di una stagione, ma poi a dicembre 2018 il Real Praeneste mi ha cercato. In società ci sono molte persone che conosco, amici, e mi sono fatta convincere, nonostante inizialmente fossi restia a ricominciare. Ho trovato un bell’ambiente, un gruppo e una società fatta di belle persone. Rifarei assolutamente questa scelta, qui sto bene e ho ritrovato tante motivazioni che avevo perso. Che poi è il motivo per cui avevo smesso”.

Infine, ma non per importanza (devo smetterla di fare premesse), c’è Martina Cerracchio. L’ultima arrivata al Real Praeneste e la prima a dividersi il posto con Brancati, prima del ritorno di Di Pierro. “Una sfida che l’affascina(va, ndr) particolarmente”, ci aveva detto a novembre. Specialmente ripensando al suo passato trascorso lontana dalla porta: “Sono entrata nel mondo del futsal a 15 anni. Mi allenavo come giocatrice di movimento, ma il ruolo di portiere mi è sempre piaciuto. All’epoca ero con una squadra Under 21, quindi c’era ancora tempo per provare a capire quale fosse la strada giusta da intraprendere. Così senza saper fare nulla mi sono buttata in porta e negli anni mi anche sono tolta diverse soddisfazioni come titolare. Ed eccomi qui ancora oggi a continuare quest’avventura fantastica”.

 

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Belle storie di futsal e gomiti sbucciati, benedette gomitiere. Storie di un mestiere che nasconde competitività, pazienza, passione pura. Quella che serve per sperare di passare dall’appoggiare i glutei in panchina, a farlo sul parquet. Magari dopo aver sventato un gol già fatto. E quindi valorizzatevi, ripeto. Non solo all’atto pratico – che non è altro che il senso più egoistico del termine -, valorizzate il vostro ruolo. Speciale, unico, solitario… e altre mille banalità del genere. Lasciatele stare.

Quello del portiere è un ruolo fondamentale, forse anche più del pivot. Quando una giocatrice di movimento commette un errore, ci può sempre essere una compagna pronta a rimediare. Se sbaglia il portiere non c’è nessuno a coprirgli le spalle, essere estremi difensori comporta grandi responsabilità. Prima di tutto, quindi, serve che il portiere abbia la giusta tempra caratteriale per dare tranquillità e sicurezza alla squadra. E poi ovviamente che sappia metterci il guantone quando ce n’è bisogno”.

Metterci il guantone e ingaggiare un fotografo: anche quello non sarebbe male.