Un dietro le quinte al sapore di futsal. Perché Daniela Fiorentini, preparatrice atletica del Real Praeneste, ha visto crescere questo sport. Prima da giocatrice, poi da addetta ai lavori: in ogni caso da protagonista del movimento. Movimento del quale ha parlato a 360° gradi a LadyFutsal, partendo dalla condizione delle prenestine.

Daniela, anno nuovo, feste vecchie. Come si riprende a lavorare fisicamente dopo una sosta così lunga?

“Al rientro dalle vacanze è sempre molto difficile far riprendere la giusta condizione alla squadra. Durante le feste si mangia tanto e quindi si rientra più appesantiti: è soprattutto un problema mentale. Perché si stacca un attimo e ci si lascia andare. Poi d’inverno è difficile giocare a futsal se ci si allena fuori, quindi il mio lavoro è molto più psicologico che altro. Devi convincere le giocatrici, farle divertire in campo, lavorare più mentalmente che a livello fisico. Bisogna ‘trascinarle’ agli allenamenti, renderli interessanti e solo infine allenarle”.

Da quanto tempo fai questo mestiere? E com’è il tuo rapporto col mister Silvia Pietraforte?

“In realtà sto studiando per diventare preparatrice atletica, ma ho già esperienza perché ho giocato tanto in passato. Faccio questo lavoro da 5 anni più o meno. Seguo sia il Praeneste che il Torre Maura in Serie D, i miei due amori (ride, ndr). Io e Silvia siamo complici, ci spalleggiamo sia nelle difficoltà che nelle cose più leggere. Non potrebbe che essere così, altrimenti sarebbe impossibile reggere certi ritmi. Siamo una persona sola”.

Com’è cambiato il futsal rispetto al tuo periodo da giocatrice?

“Ho giocato tanti anni con Cinzia Benvenuti: la mia mentore, la mia guida. E sono stata 10 anni capitano del Torrino. Quando giocavamo noi c’era solo la Serie C a girone unico, non esisteva nulla (ride, ndr). È stato fatto un grande passo in avanti da allora. La cosa più bella andando avanti è vedere la preparazione degli addetti ai lavori: mister, preparatori atletici, preparatori dei portieri. Quando giocavamo noi c’era una sola figura, che solo se avevi fortuna si rivelava preparata in materia e non improvvisata. Questa grande crescita ha portato anche le ragazze ad appassionarsi di più a questo sport. Poi non devi farle annoiare durante gli allenamenti, viviamo in una realtà diversa rispetto ai palazzetti riscaldati. La passione è fondamentale”.

C’è chi si lamenta della carenza di giocatrici a livello giovanile…

“Più che una perdita, per quanto riguarda i settori giovanili c’è stata una stasi. Siamo rimasti un po’ fermi. Chi ha giocato prima sa quanto il movimento sia cresciuto, però è vero che si potrebbe fare molto di più a livello giovanile. Le realtà sono poche e chi si occupa delle ragazze opera sempre con pochi strumenti”.

Noti grandi differenze tra Serie A2 e Serie D?

“Le differenze non sono tantissime, ma quelle che ci sono risultano evidenti. L’aspetto tecnico e l’organizzazione dei campionati su tutto, ma anche l’arbitraggio. L’unica cosa che non cambia molto, e devo dire che mi dispiace, è invece la mentalità. Ritrovo le stesse problematiche in tutti e due gli ambienti. Magari si può trovare la ragazza “cazzuta” (difficile trovare un sinonimo più calzante, ndr) in Serie D e non in A2, e viceversa. Su questo c’è ancora tanto lavoro da fare”.