Due facce della stessa medaglia: astinenza – dal futsal -, e soddisfazione. È la magia (o chiamiamolo incantesimo, che suona più neutro) della quarantena. Di un Paese che nell’emergenza ha palesato fragilità e/o riscoperto energie sopite. Dipende con quale punto di vista ci si affaccia alla finestra di casa per guardare il mondo in lockdown: Carlotta Congiu ha scelto la prospettiva migliore. Quella della positività, di un respiro a pieni polmoni. Per inalare aria fresca alla vista della sua famiglia. In queste settimane senza un pallone tra i piedi, senza Futsal Ussana, ma con suo figlio Edoardo in braccio.

“Sono riuscita a cogliere il lato positivo della quarantena – ha detto a LadyFutsal -. Dopo anni di corsa, senza mai fermarmi a lavoro, avevo davvero tanto bisogno di riposarmi un po’. Sto bene e sono serena a casa con la famiglia, riesco a fare tantissime cose con il mio bambino che prima faticavo anche a immaginare”.

Lavoro, futsal, casa. Lavoro, futsal, casa. Una routine dalla quale era impossibile ‘scappare’ prima dell’emergenza. Il miglior modo per reagire alla tragedia causata dalla pandemia da coronavirus è riscoprire la speciale essenza delle piccole cose, perdersi in pillole di normalità. Anche se ogni tanto la mente di Carlotta Congiu viaggia a quel parquet…

“Mi manca tantissimo andare agli allenamenti, mi manca il pallone, la mia squadra, le mie compagne… tutto”.

Lo scorso dicembre Carlotta ci aveva confessato di pensare ogni estate al ritiro. Poi il richiamo del campo era troppo forte, certo, ma ora le incertezze si moltiplicano. E potrebbero portare a quella tanto odiata decisione definitiva:

“È vero, penso sempre di smettere perché conciliare il futsal con il resto della mia vita e mantenere certi ritmi è faticoso. Continuo sempre a pensarlo. A settembre si vedrà, la mia vita sarà diversa e non so se riuscirò a trovare lo spazio anche per questo. Però mi manca avere il tempo per staccare da tutto e andare ad allenarmi. Fare qualche esercizio a casa non è lo stesso, senza le mie compagne”.

Qui entra in gioco l’astinenza…

“La cosa di cui sento maggiormente la mancanza è l’emozione che ti dà una partita. Ogni sua sensazione, dalla gioia per una vittoria all’amarezza della sconfitta. Quest’anno stavo bene e mi sentivo, come sempre, una parte importante per la squadra. Poi rispetto agli anni precedenti avevo segnato tanti gol”.

E le compagne di squadra?

Ci sentiamo sempre, sia tramite il gruppo dell’Ussana che in privato con qualcuna di loro. Mi mancano tanto”.

Dalle insenature del passato – recente e lontano allo stesso tempo -, i pensieri di Congiu tornano al presente. Il futuro è un’incognita, la Futsal Ussana resta invitata a farne parte. Ma la quarantena ha regalato a Carlotta sensazioni che aveva smarrito nella frenesia della sua quotidianità pre-emergenza:

“Ho imparato ad apprezzare di più il tempo passato a casa, anche a non fare niente. La mia vita era super frenetica, ogni giorno ero costretta a incastrare gli orari per far combaciare tutto. Ora mi sto proprio rilassando”.

Il segreto è guardare il mondo dalla giusta prospettiva. Anche se lo si può fare solo affacciandosi dalla finestra di casa.