Fine, saluti, au revoir. La stagione 2019/20 di calcio a 5 ha chiuso ufficialmente i battenti. In ritardo – così sostengono molte società -, non senza difficoltà. Soprattutto non senza polemiche e rimpalli di responsabilità. Uno scaricabarile alla volta: dalla Divisione Calcio a 5 alla Lega Nazionale Dilettanti. Alla fine ha deciso tutto la FIGC. Che dopo il Consiglio Federale del 20 maggio ha dichiarato conclusi tutti i campionati dilettantistici, dal calcio al futsal, appunto. Tutto finito? Non proprio, adesso viene il bello. E quindi il difficile. LND e Divisione Calcio a 5 dovranno discutere del futuro del movimento, del ‘come’ ripartire. Se ne parlerà già domani (22 maggio) alla corte di Cosimo Sibilia. Noi invece abbiamo intervistato Angela Pignotti, presidente della BRC e da sempre in prima linea quando si tratta di far valere i diritti delle società. Senza i club – dice -, ovviamente non esisterebbe alcun movimento.

Angela, un paio di settimane fa le società di Serie A2 si sono unite per presentare alla Divisione una richiesta condivisa. Qual è la vostra preoccupazione principale?

“Innanzitutto le società hanno chiesto alla Divisione di chiudere questa stagione e iniziare a programmare la prossima. Però dobbiamo anche sapere ‘come’ chiuderla. Viviamo una crisi economica e umanitaria, il futsal è l’ultima cosa a cui pensare. Ma prendere atto di quali siano le prospettive per il futuro potrebbe aiutare le società a capire cosa fare, cosa che adesso è impossibile. Ora nessuno sa nulla, nemmeno gli esperti, tutto è incerto. Ci sono quindi delle tappe da affrontare, tappe che vanno affrontate assieme alla Divisione. Bisogna vedere quale interesse ha la Divisione di stare vicina alle società. Per il momento siamo state lasciate sole”.

Troppe incognite, il rischio è che diverse società non riescano a iscriversi per la prossima stagione. Senza dimenticare che non sappiamo neanche ‘quando’ potrà mai partire una prossima stagione.

“Abbiamo tenuto una videoconferenza e ci siamo confrontati. Le problematiche sono le stesse per tutti, anche se esistono società più forti economicamente. Comunque lo sport dilettantistico si basa sugli aiuti degli sponsor. E a oggi molti sponsor potrebbero non avere futuro. Lo sport è vita, aggregazione. Cosa che in questo momento manca. Ma ora è prioritaria la salute, il lavoro: se non riparte il lavoro non puoi neanche pensare di fare sport”.

Quali sono le prospettive della BRC?

“Ognuno vive una realtà diversa. Una squadra di paese può avere un impianto comunale, più o meno facile da gestire, mentre noi a Roma per esempio giochiamo in un impianto privato per il quale paghiamo molto. Circa 10.000 euro l’anno. Quindi, per pensare al futuro, devo prima di tutto essere certo di poter giocare in quel palazzetto. E poi ovviamente che le ragazze possano giocare in sicurezza. Ma di chi è la responsabilità? Dei presidenti? Noi piccole società non abbiamo la possibilità di garantire sicurezza medica ai nostri tesserati”.

Le cose si sarebbero potute gestire meglio.

“C’è troppa confusione, non c’è unità, ognuno pensa alle proprie guerre personali. Sui social e non. Questa è la cosa più deprimente. Invece di unirsi per il bene comune, si guarda ai propri interessi. Ma dovrebbero essere proprio le società la fonte di interessi di tutti quanti: senza di noi, non esisterebbe il movimento. Il problema è che queste guerre interne fanno morti, e alla fine a morire siamo proprio noi società”.

Chiusa parentesi, parliamo anche un po’ di futsal giocato. Che stagione è stata per voi?

“Siamo partite un po’ male a causa di diverse defezioni a inizio campionato. Poi le ragazze hanno fatto gruppo, si sono riprese e le cose si sono sistemate. A un certo punto, nonostante venissimo dal bellissimo 4° posto dell’anno precedente, il nostro obiettivo è diventato la salvezza. Però va bene così. Anche se so bene quali siano le potenzialità della mia squadra, e le ragazze non meritavano di stare in fondo alla classifica”.

Si è parlato tanto del ‘distanti ma uniti’. Ma quanto è complicato tenere unito un gruppo separato da mesi?

“Non chiudere una stagione sul campo lascia l’amaro in bocca, non solo perché raggiungere i propri obiettivi giocando ha tutto un altro sapore, ma anche perché è importante stare in gruppo. Lo stiamo vedendo oggi dopo quasi 3 mesi di lontananza. È difficile tenere le ragazze unite così, Zoom può fare poco. E ognuna sta vivendo una situazione diversa: c’è chi è in cassa integrazione, chi ha perso il lavoro. Speriamo di poter ripartire presto”.

Domanda antipatica ma dovuta. Quest’anno avete fatto ricorso, poi vinto, contro il Frosinone. Ribaltando il risultato del campo e guadagnando i tre punti a tavolino. Cos’è successo?

“Ho letto l’intervista a Orvinio Incelli (qui) e mi è dispiaciuto. Perché è vero, il Frosinone è una nostra società amica. Però forse dovremmo batterci di più, insieme, per poter bussare alla porta della Divisione e cercare di far cambiare delle regole che non ci stanno bene”.

Come quella che obbliga ad avere almeno 10 ragazze in distinta, cioè il motivo per il quale avete fatto ricorso.

“È una norma che alle società piccole può creare anche grandi problemi economici: per esempio, l’anno scorso mi si sono infortunate due ragazze prima di una trasferta in Sicilia e ho dovuto comprare dei biglietti a prezzi esorbitanti per inserire all’ultimo due che le potessero sostituire. È una regola assurda. Ma io, come Brc e Angela Pignotti, sono 25 anni che rispetto le regole. E per farlo faccio i salti mortali. Posso non condividerle, allora ci uniamo e combattiamo per cambiarle. Però come mi adeguo io dovrebbe farlo ogni società, perché le difficoltà le abbiamo tutti”.

Pignotti continua:

“Non avevo mai fatto un ricorso in vita mia, perché il campo parla. E quel giorno la Brc aveva meritato di perdere. Però partecipiamo a un campionato con un regolamento che va rispettato. Poi resta la grande stima che ho per il Frosinone come società, la conosco da quando eravamo in Serie C e si chiamavano Bellator Ferentum. Quindi non è per il Frosinone, questo discorso lo avrei fatto con qualunque altra squadra”.

Come serve unità tra le società nella ripartenza, lo stesso vale per cambiare quello che non va nel movimento. Tu hai sempre lottato per questo, no?

“Io sono ligia alle regole, ma sono anche una che le ha combattute. Al Comitato Regionale come in Divisione, ho parlato con il presidente Montemurro più volte senza essere ascoltata. Probabilmente sono antipatica, una persona scomoda, non ho paura di dire le cose. Ho pagato 3000 euro per andare in Sicilia sotto Natale, con il rincaro dei biglietti aerei, a giocare una partita che ho chiesto più volte che fosse spostata, senza successo. Non dobbiamo farci la guerra tra noi società: se siamo unite, poi possiamo rivedere le cose che non ci stanno bene“.

Le società al centro dell’interesse comune. Avrebbero dovuto esserlo prima della pandemia, dovranno diventarlo tanto più adesso, nella fase di ricostruzione. Serve buona volontà: Angela Pignotti della BRC ha poggiato la prima pietra per renderlo possibile.