Nessun gol fatto e nessuno subito, dato quest’ultimo che va rimarcato sempre in modo positivo. Ma se Eva Ortega ripensa alla partita contro la Rovigo Orange, non può che chiedere di più a un Pescara che nella scorsa stagione ha chiuso solo alle spalle del Falconara pigliatutto.

“Non sono arrabbiata, un pareggio è un risultato che può starci alla seconda giornata. Però non è un risultato che ci soddisfa per la squadra che siamo o che abbiamo l’ambizione di essere. Il fatto che sia l’inizio del campionato o che ci siamo allenate senza nazionali, per me conta poco perché siamo un gruppo maturo e dobbiamo saper affrontare al meglio ogni tipo di situazione. È andata così, ma ora dobbiamo ricominciare a testa bassa”.

E c’è un motivo ben preciso, anzi due, se la spagnola sprona il gruppo senza giri di parole: l’imminente derby d’Abruzzo col Tiki Taka al PalaRoma, in diretta su Sky in prima serata. “Spero che ci sia tantissima gente e tanti bambini, in particolare. Per me, sinceramente, ogni partita conta allo stesso modo perché voglia di vincere e migliorarmi sono le stesse ogni domenica, ma un derby è un derby. Vale sempre tre punti sì, ma l’atmosfera è speciale”. Sliding doors tra Aida Xhaxho e il duo Giorgia Verzulli-Alessia Valendino (la prima in uscita dal Pescara, le seconde in arrivo dal Tiki Taka) e altri movimenti – da una parte e dall’altra – durante il mercato estivo.

“Ci siamo rinforzate entrambe in modo diverso, cercando di colmare le carenze che c’erano. La loro è una squadra che farà sempre tanti gol: se non è Tampa, sarà Vanin o un’altra giocatrice ancora. Ma noi abbiamo la mentalità di mister Dudù Morgado e sappiamo applicare una difesa forte che ormai ci contraddistingue. È tutto da vedere, solo il campo potrà dirci come andrà”. Non sono più calzini arrotolati con i quali giocare di nascosto nella camera dei fratelli, ma palloni griffati Adidas. Non è il campo accanto casa, a Saragoza, ma il palazzetto di una squadra di Serie A del centro Italia. Nonostante i cambiamenti, il calcio a 5 è rimasto sempre al primo posto nella vita di Ortega.

“L’unica differenza è che prima era solo puro divertimento, mentre ora è divertimento accompagnato da responsabilità. Gioco da tantissimi anni e mi fa ancora stare bene, così come mi fa stare bene allenare i bimbi dei “primi calci”: quando li rincontro dopo le vacanze, sono contenta del lavoro che ho svolto. Un futuro da allenatrice? Chi mi conosce bene, mi sta spingendo a fare questo percorso perché mi viene naturale: se ho una giocatrice più piccola accanto, mi piace dare consigli. Spiegarle perché una soluzione può essere più utile di un’altra. Magari un giorno diventerà anche un lavoro”, sorride.


Ufficio Stampa Pescara