“Pasqua”: traslitterazione dell’aramaico pasha, ovvero “passare oltre”. Il popolo che passa dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra promessa attraverso il Mar Rosso. Lo hai scoperto l’altroieri mentre girovagavi su Internet, annoiata, quando piuttosto che provare l’ultima ricetta che ti ha passato nonna hai trovato molto più stimolante indagare su cosa volesse dire Pasqua – tu ci provi pure a inventarti nuovi e fantasiosi modi per far passare le giornate, ma poi finisci sempre a sprecare ore e ore al telefono.

La Terra promessa. Quella che adesso ti sembra la cara vecchia vita, chissà quanto ancora lontana, chissà quanto ancora sospesa a data da destinarsi. La cara vecchia vita fatta di scarpini da allacciare, di allenamenti a orari improbabili, di sabati di vigilia, di “oh mi raccomando, domani sei il capitano”, di gol da dedicare a papà che in te crede da quando eri bambina, fregandosene degli stupidi pregiudizi e basta con questa storia che il calcio è per i maschietti e non per le femminucce, vieni che papà oggi ti compra il pallone più bello del mondo. La cara vecchia vita di squadra. La cara vecchia vita fatta di Francesca che per l’ennesima volta ha scordato maglia calzettoni elastico per capelli, di Giulia che ogni anno dice che smette e poi ogni anno eccola lì in campo, più agguerrita di tutte voi compagne giovani, perché il tempo per lei pare non passare mai.

Il tempo. È diventato un fatto strano ultimamente, il tempo. Scorre lento lentissimo, pigro e tiepido come la primavera che bussa alla finestra, impertinente, a ricordare a te reclusa cosa c’è là fuori. Aria, verde, sole. Un sacco di sole. Ma anche tanto silenzio, interrotto a volte dalla sirena assordante di un’ambulanza, dal battito del tuo cuore che raggela e si chiede chissà chi è, chissà se è per quel maledetto mostro che chiamano virus.

Proprio ieri hai letto che “l’attività agonistica sarà sospesa fino al 4 maggio”. Era ovvio, in realtà, ma nero su bianco fa un altro effetto. E tu lo sai che dietro ogni messaggio che voi ragazze mister dirigenti vi scambiate sul vostro gruppo Whatsapp, dietro ogni video cretino su cui ridere per un po’, dietro ogni foto di esperimenti culinari “misteriosamente” falliti c’è nascosta una domanda, una domanda che s’infila dentro tutti i pensieri e rimbalza, rimbalza, rimbalza. “Che ne sarà del campionato? Finisce qui?”. E la sera quando chiudi gli occhi pensi che nonostante tutto hai tutto e sai che non puoi lamentarti tu, non davvero, ma a volte, anche se ti senti egoista, pensi solo a quanto ti manca il pallone.

“Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi”, diceva Seneca, amico-nemico dei tuoi anni al liceo. Oggi è Pasqua: il giorno che sancisce la fine dell’attesa e si schiude alla rinascita. E allora che attesa sia, decidi mentre scarti l’uovo di cioccolata che ti sei regalata – quello della tua squadra del cuore, ovviamente. È arrivato il momento di non sprecare l’oggi. Di provare la ricetta di nonna. Di guardare oltre, verso la Terra promessa. Di rispondere al messaggio di Giulia che per la prima volta in vita sua ammette che no, non smetterà di giocare quest’anno. “Non finisce qui. Pronta a tornare quando sarà”, dice.

Non finisce qui. Pronta a tornare. Quando sarà.

Valentina Pochesci