Guardare alla Spagna è interessante, da sempre. Perché le analogie con l’Italia non mancano – d’altronde siamo i popoli più latini e calienti d’Europa -, e ci si può studiare da lontano. Ecco: per l’Italia guardare alla Spagna è un po’ come specchiarsi. La pandemia di coronavirus non ha fatto eccezione. Stessa curva epidemiologica, stesso disastro epocale. Ma diverse prese di posizione.

PLAYOFF? – Ovviamente nello specifico parliamo di futsal. Sport che la Spagna sta provando a risollevare tra finanziamenti (ne avevamo già parlato qui) e scelte contradditorie. È notizia di una decina di giorni fa quella della chiusura della stagione regolare per far concludere i campionati tramite playoff. Una decisione che la RFEF ha preso per fare in modo che sia il campo a decretare i vari verdetti – promozioni e campioni di Spagna maschile e femminile, niente retrocessioni -, ma per la quale le società chiedono maggiore chiarezza.

I playoff durerebbero 10 giorni con partite da giocare ogni 72 ore: “il grande quesito è quando”, scrivono diversi media iberici. La RFEF non si è espressa nello specifico, lasciando però intendere che dovranno concludersi entro il mese di giugno. Una scadenza “impossibile da rispettare” secondo Luis Paciencia, presidente del Viña Albali Valdepeñas (squadra terza in classifica nella Serie A maschile). Che continua: “Finché non entreremo nella fase 3 non potremo giocare tutti alle stesse condizioni, e ancora non sappiamo quando potremo tornare ad allenarci nel nostro palazzetto”, ha detto a latribunadeciudadreal.es.

LE NOVITÀ – Per questo Luis Rubiales, presidente della Federazione, ha organizzato una riunione in streaming con i tutti i club della Prima e Seconda Divisione di futsal nazionale (il sito ufficiale della Federazione non parla di femminile, che sia sottinteso?). Nella videoconferenza, il numero uno della RFEF ha provato a far luce sulle date dei playoff conclusivi della stagione 2019/20, annunciando però anche diverse novità per quella che sarà l’annata sportiva 2020/21. La più importante è che tutte le società di futsal non dovranno pagare alcuna quota d’iscrizione ai campionati. Anzi, chiunque parteciperà alle competizioni organizzate dalla RFEF avrà diritto a ricevere dei finanziamenti. Che, come si diceva un paio di mesi fa, per il futsal femminile dovrebbero ammontare a 700.000 euro. Inoltre la Federazione ha garantito una crescita dal punto di vista mediatico. Più partite in televisione, più sponsorizzazioni.

Tantissime società italiane hanno chiesto qualcosa di simile alla Divisione Calcio a 5. Ovvero “il rimborso di parte delle spese d’iscrizione per l’attività sportiva (2019/20, ndr) non svolta e la restituzione della fidejussione bancaria”. La Spagna ha dimostrato che fare un passo avanti verso i club si può, che è possibile trovare un punto d’incontro almeno sulle quote d’iscrizione. Sarebbe interessante osservare iniziative simili anche da parte della governance del futsal italiano. Finora, bisogna dirlo, fortemente restia al dialogo. Tanto che le prime vere riunioni con le società sono iniziate solo lo scorso weekend, e che il primo Consiglio Direttivo per programmare il futuro del movimento è previsto il 25 maggio.

In Spagna invece la RFEF ha dichiarato che “questo tipo di incontri con i club, nei quali verranno chiariti tutti i dubbi e le domande sollevate, si terranno a cadenza regolare nei prossimi giorni e settimane al fine di mantenere un dialogo produttivo (con le società, ndr) per tutte le competizioni che inizieranno nei prossimi mesi”. Un atteggiamento costruttivo, non distruttivo. Sia da parte delle società – che, comunque, continuano a essere scettiche sui playoff – che della Federazione. A volte bisognerebbe imparare a guardarsi allo specchio.