Eccole lì, in posa. Un’istantanea datata 1 marzo: sembra un’altra vita. Anche se l’Italia, ai primi giorni dell’emergenza coronavirus, si sarebbe poi affrettata a chiudere tutto. Salvo il necessario, salvo il salvabile. Il futsal – per evidente oggettività – non può farne parte. E quindi anche il Frosinone si è adeguato, a malincuore. Arrestato (ai domiciliari) nel momento più bello della stagione. Non tanto per i risultati, mancava ancora continuità, quanto per la ricercata e finalmente trovata solidità di una squadra che aveva fatto della gioventù la propria consapevole debolezza. Un investimento che stava portando i primi frutti sperati proprio in concomitanza dell’arrivo della primavera.

A proposito, è primavera: ce n’eravamo accorti? Io no, sono sincero, lo scopro oggi. All’1:47 del 4 aprile, la quarantena mi ha sballato orari (mai troppo regolari, a dire il vero) e stagioni. Come quella di futsal, esatto, sarebbe vigilia di campionato. Vigilia di Olympia Zafferana-Frosinone. Una ghiotta chance per le ciociare per mettere in cascina 3 punti d’oro verso la salvezza, specialmente dopo due gare difficili come quelle contro Virtus Ciampino e Best. Attimi di futuro che è già passato, senza compiersi, impantanato alla voce “Rinviata”. Altro che primavera, questo è stato un mese di gelo intenso. Tra temporali e nevicate (nel vero senso della parola).

Tra decreti e comunicati, pure qualche lettera. L’ultima, del presidente Montemurro in persona, avvisa che se si dovesse andare oltre il 13 aprile (spoiler: non vorrei disilludere qualcuno, ma è molto probabile) allora tanti cari saluti alla stagione 2019/20. Non dice letteralmente così, vero, però a volte serve anche tradurre dal politichese al volgare. Volgare tanto quanto una – e forse più d’una – legittima parolaccia che potrebbe essere uscita dalle bocche di Alberto Cialone &Co.: “Proprio adesso che il mio Frosinone stava sbocciando caz…?”.

Mi sono venute in mente due metafore per descrivere questo Frosinone. La prima è banale ed è legata a doppio filo al concetto di primavera, chissà perché. “Primi frutti”, squadra che “sboccia” (non champagne). Cose così. Ma l’essere un gruppo ristretto, giovane, fragile, che stava imparando a sormontare le difficoltà uscendone rafforzato mi ha poi fatto immergere in delle reminiscenze di entomologia.

Ci sono insetti che, molti lo sapranno, prima di volare devono attraversare diverse mute. Fasi dello sviluppo: tipo da bruco in farfalla, avete presente? Ecco, tipo da bruco in farfalla, ma non proprio. Ci sono insetti che prima di volare sono quasi uguali a se stessi, gli mancano solo le ali: a quello stadio vengono detti neanidi. Questo era il Frosinone nella prima parte di campionato. Una squadra con una media d’età da far invidia a una quinta superiore e ancora un po’ slegata, senza qualche pezzo. Una neanide, quindi, consapevole di esserlo. La società ha puntato sulla programmazione e sulla perseveranza, sulle debolezze da trasformare in punti di forza. Cosciente di dover cadere e farsi male prima di spiccare il volo. Più volte.

Dai non è carina? Mica tutti gli insetti fanno schifo, su.

Semplicemente bisogna crescere. Aggiungere qualche pezzo fondamentale, come avevano fatto le gialloblu a gennaio prelevando Stefanello dalla VIP Tombolo. Una metamorfosi dopo l’altra per innestare le ali e compiersi, finalmente. Ma l’avete mai visto un insetto dopo aver fatto la muta? È il momento più duro, osservateli tra i rami, sulle foglie, basta avere l’occhio vigile e un po’ di pazienza. Anche che finisca la quarantena. Osservateli e li vedrete rallentati, sono così per ore. Vulnerabili e indifesi. Ma una volta finito il rodaggio, sclerotizzato l’esoscheletro e attivato le ali, inizia il divertimento.

La muta finale del Frosinone era arrivata dopo il match con la BRC. Una vittoria poi tramutatasi in sconfitta – la dura legge della metamorfosi -, a tavolino. Da quel momento la squadra si è rafforzata nello spirito e nel gioco, andandosi a prendere alla grande la vittoria contro la FB5 e ricominciando la propria rincorsa alla salvezza diretta. Distante un solo punto, lì a portata di mano e di battito d’ala. Lì dove si sono fermate le ciociare, come schiacciate da qualcosa più grande di loro.

È il 4 aprile, inizio a pensare che forse sarebbe stato meglio parlare di fiori e frutti piuttosto che di insetti e nel frattempo si sono fatte le 2:49 (non sono sempre così lento, è solo che sono le 2:49, capitemi). Da quella foto datata 1 marzo è passato più di un mese e che ne sarà della stagione di futsal ancora non lo sappiamo. Può darsi che alla fine tutto verrà annullato, promozioni, retrocessioni, playoff, playout. Se non si dovesse giocare forse andrà così. Se si dovesse continuare, anche in estate, ben venga. E a Frosinone dovrebbero sorridere: l’estate, si sa, è il momento migliore per volare.