Comunque, in questo anno e mezzo abbondante, ne deve aver avuto di tempo per ‘pensare’ Marinella Pistocchi. Prossima alla laurea magistrale in Filosofia e praticamente da sempre giocatrice del Real Praeneste. Da sempre, meno che da un anno e mezzo. Appunto:

“Ho rotto il crociato a ottobre 2018 – ha detto Pistocchi a LadyFutsal -. Mi sono fermata di botto dopo una corsa troppo veloce in allenamento, ed è partito. L’intervento di ricostruzione l’ho fatto solo qualche mese dopo, a marzo 2019, però la riabilitazione è andata bene. Me la immaginavo molto peggio. Il problema è che, stando molto ferma, la ripresa in campo è stata un po’ problematica. Avevo perso fiducia nelle mie gambe. Comunque il lavoro con la preparatrice mi aveva aiutato tanto, e prima dello stop per il coronavirus ero tornata a giocare, a fare qualche partitella. Poi purtroppo ci siamo fermati per cause di forza maggiore”.

Marinella ha saltato praticamente due stagioni. Il ginocchio ha fatto ‘crack’ alle prime battute del 2018/19. Poi i tanti mesi ferma – “Dall’infortunio all’operazione, arrivata 5 mesi dopo, non ho potuto fare nulla” – e la riabilitazione, fino all’emergenza sanitaria. E pensare che negli ultimi 11 anni non si era mai fermata. Sempre con la stessa maglia:

“Io vengo dal calcio a 11. Poi non potendo più giocare con i ragazzi, e non essendoci squadre femminili a Palestrina, dove vivo, mi sono buttata nel futsal in questa squadra che ancora non era Real Praeneste. Anche se la struttura era quella. È stato un amore a prima vista (ride, ndr), non ci siamo mai lasciati. Quando ho iniziato a giocare con loro avevo 16 anni, ora ne ho 27″.

Sarà la facoltà universitaria. Sarà il tanto tempo trascorso sugli spalti piuttosto che sul parquet. Fatto sta che dalle parole di Pistocchi traspare un certo grado di saggezza:

“Una cosa che ho detto alle ragazze, non augurando l’infortunio a nessuno ovviamente, è che guardare le partite da fuori sia molto istruttivo. Perché comunque hai una percezione diversa di quella che è la partita e di tutti gli sbagli commessi. A me ha insegnato tanto, ho ripensato a tutti gli errori tecnici che facevo regolarmente e ho capito dei movimenti che prima non avrei mai fatto. Quando sono tornata in campo ho notato questa differenza“.

Razionalizzare le difficoltà, trasformarle in un’arma. Non è semplice, ma si può fare:

“La sofferenza è all’inizio. Perché, quando ti rendi conto che non puoi giocare per lungo tempo, ti manca un po’ la terra sotto i piedi. Poi ci si abitua. Ci si abitua a tutto”.

Anche ad allenarsi in quarantena:

“Quello che ho capito con l’infortunio è che riprendere ad allenarsi dopo un lungo stop è difficilissimo, i muscoli ne risentono. Quindi non avevo intenzione di fermarmi nuovamente. Devo fare più degli altri, non gioco una partita da quasi 2 anni, dovrò allenarmi duramente. Poi sono un po’ pigra (ride, ndr), ho scelto uno sport di squadra perché insieme alle mie compagne riesco a lavorare più facilmente. Per questo ci stiamo tenendo in contatto. Vorremmo organizzare una corsetta di gruppo, quando si potrà, al Parco degli Acquedotti. Così da tornare a rafforzare anche lo spirito di squadra. Quello fa molto di più di un qualsiasi allenamento. Quando ci si sente un tutt’uno poi le cose riescono meglio“.

Nonostante il tanto tempo lontana dal campo, comunque, Pistocchi è rimasta parte integrante del gruppo:

“Sì, per prendermi l’occasione di staccare un po’ dai libri andavo spesso agli allenamenti e alle partite. Il mio rapporto con il Real Praeneste ormai prescinde dal calcio a 5. Devo dire che siamo una bella squadra, divertente! Poi sono un paio d’anni che il gruppo rimane numeroso e affiatato, ci divertiamo parecchio. Siamo tutte abbastanza simili caratterialmente e stiamo insieme al di là degli allenamenti e partite. Questo poi aiuta a essere produttive in campo. A prescindere dagli screzi che ci sono comunque (ride, ndr): sarebbe preoccupante il contrario”.

Da lavoro, futsal e studio. Allo studio matto e disperatissimo. Con il calcio a 5 sullo sfondo – a fare da tramite tra un esame e l’altro, – Marinella si è concentrata sul portare a termine gli studi:

“Prima di rompermi il ginocchio lavoravo il weekend, come cameriera. Poi ho dovuto smettere e ne ho approfittato per concentrarmi sullo studio. Mi sto laureando in filosofia. Quando dico quello che studio in tanti credono che ciò che faccio sia ‘pensare’ e basta. Ma se qualcuno pensasse un po’ di più, magari, non sarebbe poi tanto orribile (ride, ndr)“.

Marinella Pistocchi pensa e ripensa al suo Real Praeneste. A queste due stagioni di Purgatorio, alla pandemia che ne ha ritardato il ritorno in campo. A quella tesi un po’ insapore. Perché il contatto è ciò che ci rende umani. Quello che ti sprona fare un metro in più, e poi un altro, a ogni allenamento. Siamo esseri sociali: un infortunio, come questo distanziamento forzato, può ricordarcelo. E magari cambiarci:

“Fortunatamente avevo già finito gli esami prima dell’emergenza sanitaria. Anche se discutere la tesi online è un po’ un peccato, non sa di niente. Il rapporto umano, le relazioni tra persone, cambiano tutto. Questa situazione ci ha fatto ricordare che gli altri sono importanti. Siamo sempre un po’ sociopatici, ‘che palle gli altri‘, no? Invece stiamo capendo che la solitudine va presa a piccole dosi”.