Classifica da urlo, centinaio di gol realizzati e scontro col Viareggio vinto senza problemi (14-4). Ma se Giulia Perelli è diventata la professionista che conosciamo, stimata in tutta Italia, è proprio perché cullarsi sugli allori non le è mai appartenuto.

PERELLI – “Sicuramente il mio giudizio su questa prima parte è positivo, ma una squadra così forte avrebbe dovuto incassare qualche gol in meno. Ci sta che vincendo tanto, ci siano anche cali di tensione, ma questo è indice di un gioco da migliorare soprattutto in vista del primo obiettivo stagionale”. Final Four di Coppa Toscana: è alla doppia data del 16 gennaio (semifinali) ed eventualmente 23 per le finali che il difensore si riferisce. Oltre a La 10 Livorno ci sarà il Viareggio appena battuto e avversario del primo turno, mentre nell’altra parte del tabellone la sfida sarà tra Prato e Scandicci. “La Coppa è sempre una competizione a sé, ma replicare la prestazione del campionato può portarci avanti senza particolari problemi. Chi potrebbe esserci in finale? Credo il Prato, perché è una squadra forte ed esprime un bel futsal. È un obiettivo al quale la società tiene molto – confessa Perelli – così come ci teniamo noi, perciò cercheremo di curare tutti i dettagli dando il massimo in allenamento e magari arriveremo al nuovo anno anche con qualche rinforzo in più, oltre al rientro di Fossi che è sempre Fossi”, sorride. Ma la coccarda regionale non è l’unico trofeo che La 10 si augura di mettere in bacheca. “Anche se c’è ancora tanto da lavorare, speriamo che nel futuro ci sia il salto di categoria. È quello che ci auguro, sia per gli sforzi profusi dalla società che per l’impegno che ci stiamo mettendo noi. Sarebbe bello riuscirsi, ma dobbiamo iniziare da oggi ad avere una mentalità da A2: se in C basta l’individualità, a livelli superiori serve un gioco che coinvolga la squadra nella sua totalità”. Mai solista, mai sopra le righe: in pratica un capitano senza fascia, presa come punto di riferimento dalla stessa Cei che ha più volte speso parole di stima per Giulia. “Dopo essermi rotta un ginocchio a 19 anni col Verona, non ho mai più voluto nulla al braccio – ride – mentre non rinuncerei alla maglia numero 6, quella che mi accompagna ormai da tanti anni. Mi fa piacere essere un esempio, ma io sono semplicemente me stessa: molto tranquilla in generale e meno calma se c’è da spronare una compagna, ma sempre nell’interesse suo e di tutto il gruppo”.

Ufficio Stampa La 10 Livorno
*foto: Mauro Pomposi