C’è chi scende in campo e chi, da dietro le quinte, fa di tutto (a volte anche di più) affinché le giocatrici riescano a dare il meglio, a recuperare da un infortunio, a superare un affaticamento…

In attesa di gustarci la nuova stagione di Serie A seduti sul seggiolino di qualche palazzetto, abbiamo scambiato due chiacchiere con Daniela Grande, fisioterapista dell’Olimpus Roma, che con tanta passione e disponibilità, svolge un ruolo fondamentale per la sua squadra.

Daniela, innanzitutto, com’è maturata la scelta di divenire fisioterapista, è stato sempre il tuo sogno?

“La scelta di diventare una fisioterapista era forse già scritta nel mio destino; all’età di 16 anni, giocando a basket, mi lesionai il crociato anteriore del ginocchio. Quindi, posso dire, fu proprio la sfortuna dell’infortunio che mi portò a conoscere il mondo della fisioterapia che, fino a quel momento, non conoscevo. Da li, via via, mi iniziai ad appassionare e, finito il liceo, capii che la strada da percorrere poteva e doveva essere quella della fisioterapia sportiva”.

Sei da tanto tempo all’Olimpus: com’è il tuo rapporto con la Società e lo staff? E quali sono i valori o gli aspetti umani più importanti per te?

“Sono qui ormai da cinque anni, non tanto per una questione economica ma piuttosto perché quando penso all’Olimpus penso ad una grande famiglia. Una realtà fatta di persone legate da un profondo affetto e pronte ad aiutarsi reciprocamente, anche e soprattutto nei momenti di bisogno. Quest’anno, poi, a questa grande famiglia si è ricongiunto anche Maurizio Radice, preparatore atletico che conosco da diversi anni con il quale c’è una grande sintonia sotto l’aspetto lavorativo ma anche dal punto di vista umano. Quindi questo non fa altro che rendermi ancor più felice”.

Tante giocatrici, non solo della squadra romana, sono legate a te; tante le atlete che hai aiutato a tornare sul campo. C’è una storia particolare che ti lega ad una di loro e che vuoi raccontare?

“Sicuramente l’infortunio che ha colpito Giulia Lisi l’anno scorso (nel corso del match valido per l’European Futsal Tournament, ndr) è un episodio che mi ha colpita da vicino. Perché si è trattato di un trauma davvero importante, peraltro lo stesso che ho subìto anche io quando avevo 16 anni, sia perché si tratta di una ragazza che gioca da sempre per l’Olimpus, sia perché è figura fondamentale per la squadra. Fortunatamente il peggio è passato e, quindi, non vediamo l’ora di riabbracciare Giulia in campo”.

Qual è il ricordo o il momento più emozionante nel mondo del futsal?

“Per quel che riguarda l’Olimpus, posso dire con certezza che il momento più emozionante è stato il triplete dello scorso anno; la possibilità di svolgere il lavoro che amo e di coronarlo con la vittoria finale, peraltro in tutte e tre le competizioni, è stata un’emozione irripetibile. A prescindere poi dalle vittorie, far parte dello staff della Nazionale Italiana di calcio a 5 agli Europei per i non vedenti è stata un altro ricordo che porterò sempre con me perché, al di là dal lato professionale, si è trattato di un’esperienza unica e diversa che mi ha lasciato tanto sotto il punto di vista umano”.

Marco De Santis