Dal parquet di un palazzetto a quello di casa. Il passo è stato breve per il futsal che, come tutti gli sport, come la vita quotidiana di milioni di italiani, paga pegno al Coronavirus.

L’emergenza è forte in tutto il Paese, lo è ancor più nelle prime zone di contagio, su tutte Lombardia e Veneto. Come stanno vivendo questo momento squadre e giocatrici? Lo abbiamo chiesto al Presidente dell’Audace, Alessandro Betteghella. Direttamente da Verona, ecco cosa ci ha detto…

Come la vivete in Veneto visti i dati che abbiamo e che vengono diffusi sulle persone affette da coronavirus nel Nord Italia?

“E’ chiaro che c’è grande attenzione. Continuo a dire che dobbiamo avere un grande senso di responsabilità, soprattutto da chi diffonde informazioni. Tutti si sono arrogati il diritto di parlare come giornalisti e virologi. Si è generata confusione, non c’è una guida univoca, tutti si permettono di parlare e la gente va in confusione. L’allerta c’è ma non possiamo affondare un Paese, una Regione… Se chiudono negozi e attività commerciali, voglio vedere come ripartiamo! Dobbiamo mandare messaggi di speranza altrimenti non ne veniamo più fuori, a mio parere”

Pensi che questo problema vada affrontato con le chiusure che verranno operate o in altro modo?

“Sono per le misure drastiche. Le vie di mezzo non aiutano mai. O si chiude tutto o si cerca in maniera di dare la possibilità alla gente di vivere tranquillamente. Dare un colpo al cerchio e uno alla botte non aiuta. Se sono misure drastiche che siano. Non ho titolo per parlare ma fino ad ora abbiamo ragionato sulle vie di mezzo. Se deve essere drastica, chiudiamo tutto. Ma diffondiamo messaggi di speranza non di disfattismo totale, ed evitiamo dichiarazioni di persone che non hanno titolo e che cercano solo un momento di celebrità”

Qual è secondo te la situazione migliore per il proseguo del campionato? Tu cosa faresti?

“Bella domanda… Parto da una speranza: che il 3 aprile si ricominci a giocare e che si torni in campo con tute le manifestazioni, le coppe e tutto quello che c’è da fare. Dovessero cancellare le coppe, mi auguro le cancellino tutte. Ne abbiamo viste di tutti i colori in questi 25 giorni… La mia è una speranza, quella di tornare a giocare. Se c’è da condensare il campionato in un mese, ben venga, facciamo sacrifici ma torniamo in campo, credo sia la cosa che vogliamo tutti”

Veniamo ad un aspetto umano: come state rassicurando le atlete?

“Abbiamo preso atto della situazione… Abbiamo tenuto duro fin quando è stato possibile, quando ci hanno detto stop ci siamo fermati. Non stiamo parlando con le giocatrici per mandare a casa qualcuna di loro. Teniamo tutte qua, nella possibilità che si torni a giocare, ad allenarsi, a divertirsi insieme. Da parte nostra è un bel gesto per certificare che, nonostante tutto, rispettiamo gli impegni e li portiamo avanti a prescindere da come andranno le cose”.