Alt, fermiamoci subito. Un po’ come l’Italia. Un po’ come il futsal, stordito come tutti gli altri sport dall’emergenza coronavirus. Ma qui non si parla di medicina, che è scienza: quella lasciamola a chi la sa fare e ne sa parlare.

Parliamo di futsal, appunto. Di un pallone che rotolava ma ora è fermo, sgonfio, per quanto ancora non lo sappiamo. Non lo sa nessuno: è questo il punto. Parliamo della gestione dell’emergenza. Che la salute è un diritto inalienabile dinnanzi al quale noi tutti, con le nostre cose, il nostro egocentrismo, la nostra vita fatta di amore e passioni – anche le più grandi -, ci dobbiamo fare piccoli. È giusto così. Piccoli, sì, ma non oggetti. Perché ci vestiamo nei panni di chi sta ai vertici, di chi deve decidere e non è facile. Ne comprendiamo il sudore e la fatica: non è un gioco. Ed è per questo che il futsal, lo sport, e quindi tutte le donne e gli uomini che coltivano con altrettanto sudore e fatica la propria passione, chiedono serietà. Coerenza, lucidità nelle scelte.

Con la consapevolezza che se la gravità della situazione è tale da dover fermare tutto, che ci si fermi. Che si fermi tutto, però, che lo si faccia con logica. Navigare a vista non è la soluzione. Ne abbiamo parlato con Veronica Privitera del Real Grisignano e Katia Coppola dell’Audace Verona. Due voci profondamente allineate nella loro grande diversità. Di tono e di pensiero. Da un lato, a Grisignano, a pochi km dall’epicentro del contagio da coronavirus, si respira aria di normalità. Dall’altro si ristagna nell’emergenza, a Verona. È paradossale.

Partiamo da Verona:

KATIA COPPOLA“La situazione è pesante. Credo che si stia esagerando, le scuole sono chiuse da due settimane e, io che ci lavoro, ho perso delle ore che non recupererò mai. Stesso discorso vale per lo sport. Nelle zone a rischio hanno fermato tutto, futsal compreso, ma non è che le cose siano cambiate. I contagi sono aumentati. Accettiamo tutte le decisioni prese dall’alto, la salute va tutelata, però ora i disagi aumentano. Noi non siamo professioniste, facciamo altri lavori: quindi è difficile pensare di recuperare una partita in mezzo alla settimana. E prima o poi le domeniche finiranno. Porte chiuse? Se sono aperti i centri commerciali, non capisco perché non si dovrebbe permettere alle persone di andare al palazzetto a guardare una partita di futsal”.

“Ripartire”“Hanno rimandato anche le Final Four (di Serie A2, ndr). Un evento programmato da tempo, che dobbiamo organizzare noi dell’Audace Verona. Abbiamo dovuto disdire gli alberghi, poi dovremo riprenotarli ma non sappiamo quando. Ci dicono 28-29 marzo, poi forse no, forse sì. Sarebbe l’unica data disponibile, perché poi c’è il campionato. Così non si capisce nulla. Noi ci stiamo allenando regolarmente facendo finta che domenica si giochi, in un palazzetto nel quale ogni giorno passano tante persone potenzialmente infette: è inutile rinviare solo le partite. Il virus va avanti, fermare tutto crea solo dei disagi. Bisogna ripartire“.

Palazzetto chiuso, ma solo il giorno della partita. Centri commerciali aperti, scuole off-limits, confusione. A Grisignano è diverso:

VERONICA PRIVITERA“Qua non è cambiato nulla. Nei primi giorni dell’emergenza il virus è stato riscontrato in un paesino qui vicino a noi, Vo’ Euganeo, ma con la quarantena il problema è stato contenuto. Una nostra compagna di squadra vive lì, ha fatto il tampone ed è negativa. Non c’è alcuna preoccupazione da parte nostra, ci alleniamo regolarmente e anche a Grisignano è tutto tranquillo. Quando siamo andate a Cagliari ci hanno controllato la temperatura e non ci sono stati problemi”.

Disparità di trattamento“Poi è assurdo che alcune squadre giochino, e altre no. Il campionato si ferma per tutte o per nessuna. Riguardo la prossima giornata non ci è ancora stato riferito nulla. Noi ci rimettiamo alle indicazioni che ci arrivano dall’alto: ma nel caso in cui dovessimo fermarci, che ce lo dicessero subito. Hanno rinviato le partite in programma nelle regioni a rischio, ma noi e altre squadre, come la VIP Tombolo, siamo state comunque mandate in trasferta. C’è incoerenza e confusione. Speriamo che domenica tutto torni alla normalità”.

E che quel pallone sgonfio ricominci a rotolare: sarebbe il simbolo della fine dell’emergenza.