Quando dici ‘Gattarelli’ dici ‘futsal’, a 360°. Una famiglia immersa nel calcio a 5 con tutti gli scarpini, in ogni porzione di palazzetto: panchina, parquet, spalti. Non fa differenza. E non potevamo che iniziare da Daniele Gattarelli – laterale del Lido di Ostia -, per inaugurare questa nuova rubrica di LadyFutsal. Perché il Gatto è stato il primo membro della famiglia a spingersi oltre. A unire il suo amore per il calcio a 5 con quello di Costanza Amici, giocatrice della Best, e ragazza di Daniele da quasi 3 anni.

“Durante il giorno cerco di svagarmi il più possibile tra allenamenti, PlayStation, Netflix – ci ha detto Gattarelli -, così in qualche modo riesco a far passare la giornata. Il nostro prof. ci ha dato un programma d’allenamento e lo seguiamo in diretta con lui, e provo a fare lo stesso con i miei fratelli. Ci teniamo in forma e facciamo scorrere il tempo”.

Una routine non troppo diversa da quella delle tante ragazze che abbiamo intervistato finora. Anzi, uguale. Quando il futsal è la tua vita – e viceversa – riempire le giornate si fa complicato. Specialmente quando si è da soli. Senza un pallone, e senza qualcuno con cui palleggiare:

Se viviamo insieme? No, da quando è iniziata la quarantena io e Costanza non ci stiamo vedendo perché abitiamo distanti, purtroppo”.

Sembra naturale, quasi. Perché il futsal li ha uniti, letteralmente, e ora la sua assenza ha finito per dividerli (fisicamente):

“Ci siamo conosciuti quando sono arrivato alla Lazio dal Matera, circa 3 anni fa. Lei giocava nella squadra femminile e quando è iniziata la preparazione ci siamo visti per la prima volta: da lì è scattato qualcosa, ci siamo piaciuti e… cosa vuoi che ti dica (ride, ndr).

IL MOVIMENTO IN ROSA – È un tipo simpatico e genuino Daniele, si sente, lo stiamo iniziando a conoscere. Ora vediamo quanto lui conosce il futsal femminile. Un mondo che viaggia in parallelo ma che pare lontano anni luce dall’universo maschile. Parliamo di galassie diverse, che si interseca(va)no giusto una volta a settimana. Più o meno. Quando Gattarelli andava a seguire Amici impegnata con la sua Best (brutto parlare all’imperfetto, ma tant’è):

“Sono sincero, seguo molto il femminile. Principalmente sono focalizzato su Costanza, la vado a vedere spesso e questo mi ha fatto conoscere più nel dettaglio il Girone C di Serie A2. Mi piace e mi diverte guardarlo: il livello è buonissimo. Sono tutte partite equilibrate, i ritmi sono alti, e ogni squadra possiede un discreto tasso tecnico. Quindi penso che il futsal femminile abbia grande potenziale”.

E la Serie A? 

“Quest’anno la Best ha giocato anche contro il Montesilvano (secondo turno di Coppa della Divisione, ndr), e le abruzzesi hanno dimostrato come la Serie A femminile sia arrivata a un grado di competitività molto alto. Non conosco bene tutte le squadre del massimo campionato, però il Montesilvano mi aveva fatto una grande impressione. Ne parlo con Costanza, che è dentro l’ambiente, e sento che il movimento potrebbe crescere ancora tanto“.

IL LIDO DI OSTIA – Il potenziale c’è. Anche se per ora se ne sta lì, riposto in un cassetto. Assieme a dei campionati che avevano ancora tanto da dire. Come nel maschile. Il Lido di Ostia di Gattarelli si stava giocando alla grande la sua prima storica annata in Serie A, a pochi passi dalla salvezza:

“L’unico rimpianto è non aver finito la stagione sul campo. Non so cosa decideranno, ma penso che non si andrà avanti. Hanno interrotto tutto sul più bello visto che venivamo da un filotto di risultati positivi e ci ritrovavamo a +9 dalla zona playout. Avremmo voluto festeggiare in campo la salvezza, questa è la pillola più amara da buttare giù. Poi ovviamente non tutto era deciso, mancavano diverse partite. La cosa bella sarebbe stata arrivare al triplice fischio dell’ultima partita ed esultare per aver mantenuto la categoria”.

Il futuro è un’incognita. Ma Gattarelli ha le idee chiare:

“Ho un contratto di 3 anni con il Lido. Come ognuno di noi, dopo tutto il casino che è successo penso che sarò costretto a riparlare con la società. Però il mio desiderio sarebbe quello di restare. Qui sto benissimo, mi sento a casa. Il Lido di Ostia è una società d’oro che non ti fa mancare niente”.

LA FAMIGLIA, E UN CONSIGLIO – Parlare anche della sua famiglia è un obbligo. Tre fratelli – Daniele compreso -, tutti giocatori di futsal sparsi tra Serie A e A2 e tutti sulle orme di papà Alessandro. Difficile trovare qualcuno più dipendente da questo sport. Come ci racconta il Gatto, però, nessuna costrizione. Tutt’altro. È come se ce l’avessero nel DNA:

“Mio padre ha sempre allenato nel calcio a 5, quindi diciamo che tutto è partito da lui. Poi io fino a 19 anni giocavo a calcio a 11, al contrario dei miei due fratelli che hanno subito iniziato nel futsal. Però a mio padre da piccolo gli dicevo sempre: ‘Portami con te, voglio giocare a calcio a 5‘, e lui ogni volta mi diceva di aspettare, che c’era tempo. L’ho fatto fino a 19 anni (ride, ndr). Ora in famiglia siamo tutti immersi e appassionati di futsal. Comprese mia madre e mia sorella che ogni domenica non sanno che partita andare a vedere (ride, ndr)“.

E allora la nostra ultima domanda calza a pennello. Perché un ragazzo passato dal calcio a 11 a quello a 5 per passione, come Daniele, è il più adatto a spiegare cosa ci sia di speciale nel parquet. Che cosa dovrebbe spingere le ragazze a coltivare il proprio sogno sul cemento e non sull’erba. È più difficile, per natura e per blasone. Ma sia a livello tecnico che ambientale il futsal ha qualcosa in più:

“Intanto il calcio a 5 è in grado di insegnare meglio la tecnica di base ai ragazzi: controllo palla, precisione dei passaggi… Quindi da un lato è più facile passare dal futsal a calcio a 11, dove hai spazi molto più aperti. Invece fare il salto opposto non è semplice. L’unica cosa in comune tra i due sport è che c’è un pallone e devi fare gol (ride, ndr), ma si tratta di due mondi agli antipodi. Movimenti, schemi, è tutto diverso. Però se uno ha voglia di imparare la tecnica di base è più indicato cimentarsi nel calcio a 5. Poi quello del futsal è un ambiente più intimo, caloroso. Stai a contatto con i tifosi e questa è una componente che amo molto di più. Sono sincero, mi divertivo anche a giocare a calcio. Ma la verità è che sono sempre stato innamorato del futsal e per questo rompevo le scatole a mio padre”.