Parte la nuova rubrica di Ladyfutsal: Futsal Family, uno spazio dove i familiari delle nostre protagoniste del futsal rosa raccontano, con uno sguardo affettuoso e tifoso, la vita calcistica delle “loro” ragazze, dai primi calci al pallone fino all’affermazione nel futsal.

A inaugurare la rubrica è Vincenzo Stuppino, papà di Clelia, bomber della Coppa d’Oro: attraverso i suoi racconti abbiamo scoperto il volto privato della giocatrice calabrese, entrando in una dimensione più “vicina”, dove all’amore per il pallone si mescola l’amore… di un papà.

Allora Vincenzo, partiamo dai “primi calci”: com’è nata in Clelia la passione per il calcio?
“In casa nostra si è sempre respirato il calcio. Io ho passato una vita col pallone, giocando a livello dilettantistico. Lei ha iniziato giocando con i ragazzi, è sempre stata appassionata e ha subito mostrato ottime doti fisiche e tecniche. E’ stata scoperta sulla spiaggia. Eravamo al mare, Clelia stava giocando con dei ragazzi ed è stata notata da un mio ex compagno di calcio, non sapendo fosse mia figlia. Notò che era fisicamente “ben piazzata” e mi chiese se fossi disposto a lasciarla giocare con lui, nella società Pro Reggina. Risposi: “Se la ragazza vuole giocare, per me non c’è problema”. E così Clelia ha iniziato la sua carriera con Enzo Tramontana, attuale allenatore della Woman Napoli. I primi passi li ha mossi proprio nel calcio a 5, per poi passare per qualche anno al calcio a 11 con buoni profitti, sempre con Tramontana. Successivamente, dopo alcune esperienze in altre società, ha optato definitivamente per il calcio a 5 ed è tornata alla Pro Reggina, dove ha anche vinto uno scudetto”.

In famiglia come avete accolto l’idea di una ragazza amante del pallone?
“Io ero contento. Il calcio è sempre stato una mia passione, ho anche un figlio che ha giocato a calcio 5 a buoni livelli, tanto da arrivare in Serie B. E’ una passione di famiglia. Mia moglie all’inizio era un po’ titubante, non era tanto entusiasta all’idea di una ragazza che gioca a calcio. Ma per me è stata una cosa del tutto positiva”.

E adesso come vivete tutto ciò che comporta avere una figlia calciatrice?
“Dopo la Pro Reggina, Clelia è stata ingaggiata dall’Ardea, a Roma, e quindi si è trasferita. Mia moglie l’ha presa un po’ così, ma io ho visto che era felice… e come si dice, contenta lei, contenti tutti! Certo la lontananza dispiace, avere una figlia lontana è sempre difficile, ma sono felice per lei. E con la scusa faccio qualche viaggetto in più e mi vedo qualche partita della Coppa d’Oro! Insomma, io vivo tutto positivamente”.

Anche perché Clelia, con cui noi di Ladyfutsal abbiamo scambiato spesso quattro chiacchiere, vive il calcio in modo entusiasta…
“Direi molto entusiasta! Lei è innamorata del pallone. E’ una ragazza molto prorompente, a volte troppo! E spesso la rimprovero, durante le partite dovrebbe essere più lucida, ma è una sua caratteristica. In campo dà tutto, non si risparmia. Sente ogni partita, anche le amichevoli. Ed è anche molto altruista: tutti la cercano in campo perché dà tutto quello che ha, e anche di più”.

C’è un momento particolare che lei da papà porta nel cuore?
“Guardando agli anni passati, ricordo una partita a Reggio contro lo Statte. Lei subentrò a una sua compagna di squadra e cambiò la partita, segnando anche un bellissimo gol. Fu una gara molto sentita. E poi ho impressi bei momenti anche a Roma, ad esempio una gara contro l’Unicusano lo scorso anno. O i playoff disputati a Foggia qualche anno fa. Sono sempre stato orgoglioso di lei. E la incito sempre a non mollare”.

Valentina Pochesci