Dopo due anni alla Lazio, è ora pronta a cominciare una nuova avventura. Benedetta De Angelis sprizza entusiasmo quando parla del Città di Falconara, la sua nuova squadra, dove è pronta a mettere la sua esperienza al servizio di un gruppo giovane e determinato. Appassionata di letteratura (è laureata in Lettere), Benedetta alla parola dà del tu, esattamente come al pallone. Un amore che la accompagna sin da quando era bambina.

In questa intervista concessa in esclusiva a Ladyfutsal, Benedetta ci racconta le sue sensazioni in attesa dell’inizio del campionato, ripercorrendo inoltre le tappe della sua carriera fino ad arrivare ai suoi sogni.

Ciao Benedetta, come ti stai trovando al Città di Falconara?
“Per ora va tutto bene. Sono stata accolta benissimo, è una bella squadra e una società che mi piace. Logico che sia diverso dalla Lazio: lì giocavo con delle stelle, qui sono io ad aiutare le ragazze più “piccole”. Del resto siamo una squadra molto giovane. La mia è stata una scelta non solo legata al calcio, ma anche agli studi: sono iscritta alla Magistrale di Lettere all’Università di Macerata”.

Ti piace la città?
“Non ho ancora avuto modo di girarla molto, visto che mi alleno due volte al giorno. Però posso dire che la squadra è molto sentita e seguita, ovunque giri ti fanno domande! A Fiano Romano con la Lazio e i suoi tifosi, gli Orgogliosi, la situazione era simile: andavi al bar e ti chiedevano notizie della squadra. Ho la sensazione che qui avvenga lo stesso”.

A proposito della Lazio: che esperienza è stata?
“Sono stati due anni molto intensi, sia nel bene che nel male. Abbiamo giocato una finale scudetto, vinto una Supercoppa Italiana… Sono state emozioni forti. L’ambizione di una giocatrice è giocare questo tipo di partite. Nel male perché è una società che è fallita, un avvenimento che non può lasciarti indifferente. Tutte avevamo investito molto nella Lazio, ci credevamo tanto. E’ stato come vivere un amore finito. La Lazio aveva un nome importante e il dolore è stato ancora più forte, non è stato un distacco sereno. Ma adesso sto compensando con l’esperienza qui a Falconara, che mi sta dando tanto. Io credo in questa squadra”.

Quali sono i vostri obiettivi?
“Come squadra, di non partire mai sconfitti. Per il resto non ci sono stati dati obiettivi da raggiungere. Se devo esprimere un desiderio, vorrei arrivare alle Final Eight. Per quanto mi riguarda personalmente, migliorare in alcuni aspetti: sono passata da una squadra in cui avevo poco spazio e qui potrò migliorare alcuni tratti caratteriali, come autostima e personalità. Sto anche provando un cambio di ruolo, da laterale a centrale difensivo, quindi dovrò focalizzarmi su questo. Infine spero in un’altra chiamata in Nazionale…”.

Già, la Nazionale: cosa ci racconti in proposito?
“E’ arrivata in un momento propizio. Venivo da una serie positiva di partite, mi sentivo bene, la chiamata è arrivata nel momento giusto. Ci speravo, sono stata troppo felice. La prima convocazione l’ho vissuta con l’attesa della seconda: per me la chiamata avrebbe avuto un significato nel momento in cui sarebbe arrivata la conferma”.

Come ti sei appassionata a questo sport?
“Sono la quarta di cinque figli, tutti maschi. Non avevo tanta scelta, a casa avevamo più palloni che bambole! Mio padre poi aveva costruito un campetto su un nostro terreno, dove il pomeriggio giocavo a calcio con i miei fratelli. A dire la verità, all’inizio non mi facevano giocare: dicevano che, essendo femmina, mi sarei fatta male… Alla fine loro hanno smesso e io ho continuato! Ancora oggi vengono presi un po’ in giro per questo… (ride, ndr)“.

Sei laureata in Lettere: c’è una citazione che ti rappresenta?
“Il mio motto è “Per aspera ad astra”, “Attraverso le difficoltà fino alle stelle”. Credo che la perfezione non sia raggiungibile, ma penso che il senso dello sport, così come della vita, sia nello sforzo di avvicinamento a questo ideale. Quindi, nel prefiggersi un obiettivo alto, il significato sta nei piccoli passi che si compiono per almeno avvicinarsi a questo obiettivo”.

Benedetta, qual è il tuo sogno?
“Indossare per più anni la maglia di una squadra. Ho iniziato con la Roma Calcio Femminile, dove pensavo di rimanere dieci anni. Poi non è stato così, nella mia carriera ogni due anni ho cambiato società. Vivo il distacco in maniera un po’ traumatica, quindi mi piacerebbe restare a lungo in una squadra”.

Valentina Pochesci