“La passione per lo sport non era scomparsa da Falconara. Era semmai sopita e ricondurla tra le mura del PalaBadiali è stato uno dei nostri propositi fin dalla fondazione di questa squadra”. Non c’è modo migliore per entrare nel mondo del Città di Falconara se non partendo da queste parole del suo presidente, Marco Bramucci. Tanto attivo quanto in ombra, dietro le quinte: è giusto così. Perché non è mai il patron a prendersi la scena ma le ragazze col falco sul petto. Il mister, Neri, dalla felpa sempre grigia. Sono loro gli artefici della magia, è vero. Gli autori di una scalata che negli anni ha riempito il palazzetto e sgomberato il divano dei falconaresi. Che avevano un sogno: una squadra bellissima, la voce rauca, il petto gonfio. Ora è realtà.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Città di Falconara (@cittadifalconara) on

Ora è realtà, sì, però sospesa. Fluttuante come tutto un movimento – e un paese – che non sa di quale colore si tingerà il proprio futuro. L’orizzonte è nero, gli scenari imprevedibili. E il PalaBadiali è lì. Riverniciato e ristrutturato, (quasi) nuovo fiammante. Abbandonato a se stesso in queste settimane difficili.

Ed è un peccato. Perché dopo anni di purgatorio le Citizens stavano toccando il cielo, per la prima volta in pianta stabile tra le top 4 della Serie A. E scusate se è poco. Scusate se è poco cantare, e urlare di gioia, al gol di Vieira o alla parata di Dibiase. Al numero di Pato o al recupero in extremis di Luciani. Da capitano. Il Città di Falconara viene subito dopo Salinis, Montesilvano e Real Statte. Viaggia nel gruppo con Lazio, Cagliari e Kick Off e scusate se è poco – e pure se mi ripeto -, ma poche società possono vantare una crescita tanto puntuale. A piccoli passi, senza strafare. Senza vincere tutto e poi sprecarlo, sparire. Quello del futsal è un mondo a perdere, nel portafoglio. Inutile prendersi in giro. Conta esserci, sempre, staccare un biglietto in più della domenica precedente. Saper appassionare e poi guadagnare, certo, in amore.

“C’è entusiasmo. Le ragazze si porranno come traguardo quello di far sognare tutta la città e la tifoseria. Il nostro obiettivo è quello di portare più gente possibile al palasport: per farlo servono le vittorie, e noi giochiamo per vincere“.

Marco Bramucci aveva accolto la stagione con questo virgolettato, al telefono con LadyFutsal. Un po’ tirato per i capelli, va ammesso, perché quel “giochiamo per vincere” ha un valore giornalisticamente clickbait. Ma anche romanticamente palese. Si gioca e si gioca per vincere per il brivido della competizione, la produzione di adrenalina, per la storia. Iscriversi all’Albo d’oro e tramandarsi ai posteri. Vero. Però nulla è più fuggente di ciò che è stato e che sarà. Il silenzio astratto contro il rumore, delle voci e delle trombe (le mie orecchie acufeniche ancora soffrono). Del “gooool”, di un abbraccio che puoi sentire e non solo al tatto. Manca questo, oggi, a Falconara. Manca il PalaBadiali e il calore della passione, una certezza. Che domenica giochi il Città di Falconara, perché “posso andare al palasport”.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Città di Falconara (@cittadifalconara) on

Quindi non è la classifica, né la campionessa. Neppure i trofei. Quelli aiutano a fare numero, magari, ma non possono sostituire l’ardore. Il CdF l’ha costruito con gli anni e con le sconfitte. L’orizzonte è nero, gli scenari imprevedibili: ma non sarà il coronavirus a ripopolare i divani di Falconara. E di ciò ne va dato atto al presidente Bramucci, anche se non è lui a scendere in campo.

“Non è stato facile ma negli anni il pubblico è aumentato continuamente. Una crescita costante come la qualità dei risultati di questa squadra. L’orgoglio più grande, però, è vedere i tanti giovanissimi, i tanti bambini che vengono con le proprie famiglie a entusiasmarsi per queste ragazze. Un’iniezione di speranza per questo sport straordinariamente divertente ed emozionante”.