Sono le 11:27 del 19 aprile, magari è pure troppo tardi. Magari non facciamo in tempo a cliccare “Pubblica” che il tanto atteso comunicato della Lega Nazionale Dilettanti – e quindi della Divisione Calcio a 5 – ha già inondato la rete con la propria sentenza definitiva: l’addio alla stagione 2019/20. Magari no, magari si andrà avanti. In “condizioni di massima sicurezza” (quali? come?) e in barba alla logica che, ammettiamolo, arrivati a questo punto suggerirebbe di chiudere baracca e burattini. Gettando via la chiave che avrebbe aperto le porte a Coppa Italia e Scudetto 2020, lasciandoli lì, a prendere polvere. Magari si potrebbe chiudere il campionato ripartendo a settembre, più che in estate. Visto che parlare di una “prossima stagione” è utopia – ma parlare di futsal è vitale -, rimandare mercato, iscrizioni, questioni burocratiche (promozioni, retrocessioni, ricorsi…) al 2021 potrebbe non essere una cattiva idea. Ma è solo un’ipotesi, appunto, ce ne sono tante. E di come evolverà la curva del contagio da coronavirus ne sanno poco gli scienziati, figuriamoci i vertici di Lega. Il problema è questo.

Il problema è che sono diventate le 11:40 del 19 aprile, e del tanto atteso comunicato non c’è neanche l’ombra. Aspettiamo. Anche se qualcuno ha già perso la pazienza. Cinque big del campionato di Serie A maschile (Italservice Pesaro, Acqua&Sapone, Real Rieti, Came Dosson e Sandro Abate) sono passate dall’attesa alle “minacce”, neanche troppo velate: Ci iscriveremo alla stagione 2020/21 solo a determinate condizioni.

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Parliamo di società che “avevano dato la loro disponibilità alla prosecuzione della stagione 2019/2020”, mica fautrici dello stop. Club di vertice, stanchi di questo continuo rimpallo di responsabilità tra LND e Divisione Calcio a 5. Pagare il biglietto per vedere le due squadre fare melina, specie nel futsal, non piace a nessuno. Serve una presa di posizione che vada in un senso o nell’altro: di certezze sanitarie probabilmente ne avremo poche per lungo tempo, quantomeno bisognerebbe cercare di arginare la conseguente (e già in atto) crisi economica. Permettere alle società e a chi gli ruota attorno di organizzarsi, dando stabilità al movimento.

Pare finito il tempo dei rinvii, insomma. Anzi: avrebbe già dovuto esserlo. Non a caso il presidente della Divisione C5, Andrea Montemurro, aveva parlato didecisioni risolutive nel caso in cui il regime di quarantena nazionale si fosse protratto oltre il 13 aprile. Così è stato. Sono le 12:09 del 19 aprile, siamo ancora chiusi in casa, e aspettiamo. Mentre rugby, basket e pallavolo decidevano di dire basta, lo stesso Montemurro confessava “di essere assolutamente allineato alle scelte di questi sport e credo che anche i nostri campionati debbano mettere la parola fine a questa stagione“. Sono le 12:11 del 19 aprile, e aspettiamo.

Nel frattempo la FIGC ha dichiarato conclusi i campionati di calcio giovanili e la Lega Nazionale Dilettanti per quanto attiene ai campionati di sua competenza, e organizzati sia a livello nazionale sia dalle articolazioni territoriali (Comitati Regionali, Delegazioni Provinciali e Distrettuali) si è riservata l’adozione di eventuali provvedimenti all’esito di quanto sarà successivamente comunicato dalle Autorità di Governo e da quelle sanitarie in relazione allo svolgimento dell’attività sportiva. E aspettiamo, allora, cos’altro resta da fare. Con gli operatori dell’informazione costretti a parlare di ‘Fuffa’, può darsi, subordinati a un movimento che non sa di quale morte morire.

Le condizioni per “giocare in totale sicurezza” potrebbe non averle la fantamiliardaria Serie A di calcio a 11, inutile che quello dei dilettanti (a 11 o a 5) si prenda in giro. La situazione non cambierà da qui al 4 maggio, così come non lo ha fatto da marzo a oggi: accettare il rischio o rimandarlo al prossimo anno sportivo. Sono le 12:23 del 19 aprile, a quando una decisione definitiva?