“Pronto? Mi richiami tra 7-8 minuti? Grazie”. Ha il fiatone e la voce frettolosa, Daniele Chilelli. L’atteggiamento di chi dall’11 marzo – il #tuttiinquarantenaday – non si è mai fermato, al contrario del mondo. Si starà allenando, penso, d’altronde per reggere il doppio ruolo di giocatore-allenatore della Lazio Calcio a 5 (rispettivamente maschile e femminile) bisogna avere un’indole maniacale. Suddividersi tra studio e sudore con meticolosità svizzera. E invece no: “Scusami, sono al negozio con mio fratello. Lo sto aiutando che siamo un po’ incasinati”.

Un non-quarantena nella quarantena. Senza futsal, ai tempi del lockdown, è necessario distrarsi. Non pensare al campionato e lavorare sodo, altro che stare chiusi in casa. Daniele Chilelli lo fa per 17 ore al giorno. Anche se, tra una pausa e l’altra, ci scappa pure qualche messaggio con le stelle della sua Lazio:

“Sono in contatto diretto con tutte le ragazze, ci aggiorniamo tramite il nostro gruppo Whatsapp – dice Chilelli -. Ci confrontiamo, parliamo, ma è tutto un po’ surreale. Stiamo aspettando delle risposte da parte della Lega Nazionale Dilettanti. Risposte che, perlomeno a me, non stanno arrivando”.

Vuoi il disturbo dal lavoro costante e incessante, vuoi quei fastidiosi sassolini nella scarpa. Ma di fatto Daniele Chilelli è un treno, ha qualcosa da dire:

“Le nostre 6 ragazze straniere sono tutte a casa, nei loro Paesi, però sono pronte a tornare nel caso in cui si dovessero riaprire i giochi. Sibilia (il presidente della LND, ndr) continua a ripetere che i campionati termineranno sul campo. Lo speriamo tutti (e qui gli scappa un accenno di risata ironica, ndr), ma per quel che mi riguarda trovo che la situazione sia molto, molto, molto complicata. Comunque abbiamo già allertato le nostre ragazze all’estero: se si dovesse giocare, allora torneranno per terminare la stagione 2019/20″.

Una decisione rischiosa.

“Spero che se e quando il dottor Sibilia ci dirà di tornare in campo, allora sia lui ad assumersene totalmente la responsabilità. Noi la responsabilità di far giocare le ragazze con dei rischi altissimi non la prendiamo. Lui dovrà firmare dei fogli, o ci manderà qualcosa assicurando alle squadre che sarà la Lega Nazionale Dilettanti a farsi carico di quest’onere. In quel caso, torneremo a giocare. Altrimenti la stagione finisce qui”.

Ultimamente il presidente Sibilia ha parlato di ritorno in campo solo “se le condizioni di sicurezza lo permetteranno“. Sei d’accordo?

“Mi allineo a quello che decidono dall’alto, vediamo quello che può succedere”.

Un ‘no comment’ che suona un po’ come il 6 politico a scuola. Ma avere una propria opinione sul ritorno in campo è legittimo, qual è quella di Daniele Chilelli?

“A oggi dico che non dobbiamo ripartire. Però, per esempio, io sarei disposto a giocare a giugno e luglio. Non sarebbe un problema dal mio punto di vista. Ci siamo fermati alla prima settimana di marzo, quando saremmo dovuti arrivare a maggio. Quindi nei mesi estivi si potrebbe scendere in campo cercando di stringere i tempi: io sarei disponibile a farlo, e ne sarei contento. Ma la situazione del Paese è sotto gli occhi di tutti. Si tratta di una grossa responsabilità e noi, come società, non ce la assumiamo”.

Basta politica, torniamo al sodo. Cosa dicevi della tua quarantena?

“Che non la sto vivendo. Sto aiutando mio fratello e mio padre che hanno due attività commerciali nel ramo dell’alimentare, per esempio consegnando il cibo a chi non può uscire di casa. Io invece esco la mattina alle 6:30 e rientro la sera alle 23:30. Sto facendo questa cosa proprio per non pensare all’emergenza. Vivevo di calcio a 5 e sono stato catapultato da 13/14 ore di futsal, a zero. È complicato”.

Hai un doppio ruolo nella Lazio, giocatore-allenatore. Di quale dei due Daniele Chilelli stai sentendo più la mancanza?

“Mi manca molto di più la panchina, senza dubbio. Per me è un sacrificio giocare. Non è che non voglia più farlo, però per una questione fisica e mentale non riesco più a giocare come facevo prima. I pensieri sono tanti e quando cominci a ragionare da allenatore poi è difficile scendere in campo da calciatore. Nell’ultimo periodo mi allenavo e basta, anche se ho cercato di dare comunque il mio contributo”.

Un bilancio sull’annata della Lazio? Femminile, ovviamente.

“Sono soddisfatto della nostra stagione, è stata buona. Direi da 6/6.5. Abbiamo rispettato i nostri obiettivi, stavamo andando bene in campionato dove eravamo nelle prime 8 e praticamente già qualificati ai playoff. Ci saremmo giocati la Coppa Italia… insomma, la stagione sarebbe girata con la coppa e lo scudetto. Fino allo stop il bilancio era più che positivo”.

Avete già in testa qualcosa per l’anno prossimo o…

“Nessuno può parlare dell’anno prossimo. Non esiste una ‘prossima stagione’, al momento. Chi ne parla significa che non ha ben capito la situazione che stiamo vivendo”.

“Un abbraccio”, e alla prossima. Il lavoro chiama Daniele Chilelli: con o senza Lazio, uno che non si ferma mai.