Una ragazza strappata al calcio a 11 (che resta “il suo grande amore”) e trapiantata in quello a 5. Dal prato verde al parquet, da fuori Roma alla Capitale. Per Emanuela Marsili il Real Praeneste è una questione di famiglia, nel vero senso della parola: “Si, effettivamente è così. Sono arrivata al Praeneste perché c’era mia zia (Assunta Marsili ndr), poi mi sono trovata bene e, al di là della parentela, con le ragazze e la dirigenza si è formato un rapporto davvero speciale”. Tre anni e decine di gol, Emy ha ripagato così la fiducia di un’intera società. Ora, non solo per discendenza diretta, Marsili può parlare da veterana.

Ecco perché abbiamo chiesto a lei un primo bilancio sull’inizio di A2 (5 punti in 4 partite ndr): “Sapevamo che cambiando il mister sarebbero cambiate anche molte cose, dal modo di giocare a tanto altro. Qualche difficoltà iniziale era fisiologica, soprattutto perché gli altri anni giocavamo a zona mentre ora marchiamo a uomo, e molte di noi non vi erano abituate. Ci aspettavamo qualcosa in più, forse potevamo fare meglio in alcune partite, abbiamo sprecato qualche punto”. Ma il segno resta positivo: “Come inizio va comunque bene, noi continuiamo a puntare alla salvezza. Con il passare del tempo sono convinta che diventeremo più “squadra”, come abbiamo dimostrato contro la Best che ha pareggiato (6-6 finale ndr) solo a 20 secondi dalla fine. Dobbiamo migliorare su questo aspetto, crederci un po’ di più”.

Marsili è rientrata proprio nell’ultima di campionato contro la Best Sport a seguito di un lungo infortunio. I due gol realizzati, però, non bastano a soddisfarla: “Mi sono infortunata la prima settimana di preparazione ed ero ferma da allora, metà settembre circa. A parte la doppietta, è stato un po’ faticoso rientrare. Mi sono allenata solo la settimana di vigilia della sfida contro la Best e in campo si è visto. Sono contenta per i due gol, per un Pivot è importante, ma sentivo di essere indietro. Soprattutto pensando al modo di giocare delle nostre avversarie che pressano alte e tengono costantemente ritmi elevatissimi”.

Emanuela è un Pivot che nasce seconda punta: “Io ho sempre giocato a calcio a 11, poi da quando sono arrivata a Roma, non conoscendo squadre o altro, mi sono affidata a mia zia e buttata dunque sul futsal. Quando ho iniziato a giocare a 5 ero scettica e comunque, ancora oggi, non mi ritengo una vera e propria giocatrice di futsal. A calcio ero una punta o mezza punta, oggi sono pivot: da questo punto di vista mi ci ritrovo molto”. Nel futuro, comunque, verrà sempre prima il Real Praeneste: “Il mio futuro si basa molto su dove mi porterà il lavoro. Se dovessi trasferirmi e cambiare città probabilmente tornerei a giocare a 11, ma in caso si vedrà. Adesso sono concentrata sul Praeneste e in generale non mi pongo limiti!”.