La prima volta non si scorda mai, l’ultima, a volte, resta impressa ancora di più. Separarsi è sempre difficile, sopratutto quando il rapporto che lega due entità è profondo, viscerale: lo sa bene Micaela Cataldo, chiamata a lasciare per ragioni di lavoro quel CUS Cosenza col quale è cresciuta e che ha salutato tra mille emozioni nel successo dell’ultimo turno contro la Woman Futsal Club Grottaglie.

LACRIME – “Era da tempo che immaginavo come potesse essere il mio ultimo giorno al CUS, ma iniziavo ad avere subito gli occhi lucidi e cercavo nell’immediato di pensare ad altro”, racconta Micaela. Quel giorno, poi, è arrivato: “Le compagne mi hanno dato l’opportunità di essere il loro capitano e di vivere al meglio la mia ultima gara, a dimostrazione del fatto che siamo legate da un qualcosa che va ben oltre lo sport”. Cataldo ha risposto come solo i grandi bomber sanno fare, con uno dei gol che hanno costruito il 7-3 del team di Postorino: “È stata una partita di riscatto, volevamo dimenticare in fretta la brutta prestazione del mercoledì precedente. Siamo entrate in campo imponendo da subito il nostro gioco: abbiamo concesso qualcosa, ma siamo riuscite a ritrovare il nostro equilibrio e abbiamo fatto risultato”. Al fischio finale, le lacrime hanno preso il sopravvento: “Non riuscivo a controllarmi, non ho mai provato un sentimento così forte da mostrarlo in quel modo davanti a tutti”.

CIAO CUS – Micaela lascia un gruppo che si sta districando con maestria nel girone D: “So quello che può dare la mia squadra. Nessuno avrebbe scommesso su di noi ad inizio campionato, ma, quando senti i complimenti degli avversari, capisci che il duro lavoro e il sacrificio ripagano sempre. Anche se abbiamo una rosa ridotta, stiamo dimostrando di poter ottenere risultati importanti e di meritare una buona classifica”. Nel futuro di Cataldo c’è Milano, ma il cuore non si sposterà da Cosenza: “Ho avuto una bella opportunità lavorativa e, in un periodo così difficile per me, avevo bisogno di cambiare ambiente e di realizzarmi professionalmente. Il CUS non ha giocatrici professioniste che vivono solo di questo. Noi cresciamo studiando e giocando, unite dalla stessa passione: prima il dovere, poi il piacere. Sono arrivata qui 7 anni fa, ero una ragazzina: mi hanno visto crescere, completare i miei studi e lavorare: in ogni momento della mia vita, questo club è stato al mio fianco”. Un legame enorme, che lascia spazio a un futuro tutto da scrivere: “Vivrò questa nuova esperienza nel miglior modo possibile e ne farò tesoro. A livello sportivo, se dovessi averne l’occasione, vestirò ancora la maglia che amo…”.

Redazione