Intervista a Cinzia Orlando, allenatrice siciliana che è ripartita dal regionale dopo la delusione della mancata iscrizione della sua società in Serie A Elite.
Massima serie conquistata sul campo dopo la vittoria nella finale playoff contro la Virtus Ciampino.

  Hai archiviato la delusione per la mancata Elite?

La delusione per non aver potuto disputare un campionato conquistato in campo con tanti sacrifici è qualcosa che credo non passerà mai. Ma guardiamo avanti cercando di fare del nostro meglio.

La tua squadra è ripartita dal regionale e lo sta dominando…

Si, con una nuova società, la DiamondCard Rev P5, stiamo disputando il campionato si serie C Siciliano. Il gruppo di base è rimasto quasi integro,  ma sto cercando di inserire delle giovani ragazze. Da questa esperienza voglio tirar fuori qualcosa di positivo, ovvero provare a dare una continuità ed un futuro al P5 offrendo alle “piccole” l’opportunità di imparare e crescere. Nessun campionato, nessun risultato è scontato, alle mie ragazze chiedo sempre di dare il massimo. È vero che siamo prime in classifica ma guai a sottovalutare l’avversario. Mai abbassare la guardia.

Cosa non funziona nel futsal?  Suggerisci dei miglioramenti

Utilizzerò un esempio universalmente condiviso: credo che in Italia esistano squadre di serie A e squadre di serie B. Non credo che tutte le società godano degli stessi privilegi, sia all’interno della stessa regione, sia a livello Nazionale.
Per fare un esempio, le difficoltà che devono affrontare in trasferta le squadre Siciliane e del sud in generale, non sono le stesse che devono affrontare le squadre del centro/Nord. La vastità territoriale della Sicilia e una inadeguata rete stradale non rendono semplici gli spostamenti e le spese da sostenere per viaggiare incidono parecchio sull’economia delle società. Ne deriva per esempio una rinuncia all’acquisto di materiale per gli allenamenti, partenze all’alba e rientri in notturna per evitare le spese di pernottamento, con una notevole incidenza sul rendimento atletico dei giocatori. Di questo la Divisione ad oggi non mi sembra che ne abbia mai tenuto conto.
Se hai parecchi soldi bene, puoi disputare il campionato, se non ne hai pazienza, ti arrangi o non ti iscrivi; con buona pace di chi per anni, con sacrificio, ha lottato in campo e fuori per pura passione.
Nel sud Italia, facendo una stima a ribasso, nel femminile l’80% delle giocatrici gioca a Futsal senza percepire alcun compenso e anzi spesso contribuendo alle spese societarie.
Le mie ragazze si allenano alle 22.00 perché alcune finiscono di lavorare alle 21.30 e nonostante tutto lo scorso anno hanno ottenuto la qualificazione nella massima serie, di cui purtroppo ci rimane solo l’amaro in bocca.
Credo che la Divisione, più che optare per i ripescaggi, dovrebbe aiutare le società che hanno ottenuto i risultati in campo e non possono permettersi di disputare un nuovo campionato.
Forse mi farò dei nemici con questa affermazione, ma in quanto donna ho già il problema di lottare contro lo stereotipo di genere che ancora incombe sulle donne che giocano al pallone, non voglio nascondermi e dico ciò che penso: nell’ambiente del calcio a 5 (come in tante altre realtà), se hai soldi, amicizie e “conoscenze”, puoi aggirare l’ostacolo, altrimenti scompari nel dimenticatoio.

Cosa ne pensi delle elezioni?

Purtroppo, non essendo tesserata con una squadra che disputa un campionato nazionale, non sto vivendo in prima persona l’ambiente pre-elettorale, ma mi tengo aggiornata e i miei timori trovano conferma giorno per giorno.
Credo si guardi più alla poltrona che allo sviluppo del calcio a 5, che dovrebbe essere invece la priorità .
Fino ad ora si è andato avanti a piccolissimi passi, troppo piccoli per uno sport che vanta migliaia di tesserati. Credo sia arrivato il momento di dare una svolta. Che vinca colui che davvero ha a cuore la crescita del futsal in Italia e non la “comodità” della poltrona su cui siederà.
Solo una leale competizione può portare ad un miglioramento delle condizioni.