Lockdown fino a dopo Pasqua, ma già si sa che il primo maggio si rimarrà dentro casa, come giusto che sia. Un altro mese, almeno, di quarantena con l’economia che trema ogni giorno che passa. In questo clima di incertezza e difficoltà, si prova a pensare a un’eventuale ripresa o non del campionato di futsal, forse più che altro per cercare di distogliere lo sguardo dalla realtà. Con alcuni protagonisti del futsal femminile, abbiamo già provato a sviscerare l’argomento, così abbiamo sentito anche il numero uno del CF Pelletterie, Beniero Fanfani:

“Appena ho visto la mala parata ho detto alle ragazze di rientrare a casa. Io spero davvero che non si riprenda a giocare, perché non avrebbe molto senso, al di là del fatto che le ragazze straniere comunque certamente non potranno tornare in Italia (in Brasile sta scoppiando il caos e sono un mese in ritardo rispetto a noi…). Anche se finissimo, se si assegnasse lo scudetto…qualcuno ne sarebbe davvero felice?”.

Quale sarebbe secondo te la soluzione?
“Mi piacerebbe che il residuo delle nostre iscrizioni stagionali, fosse devoluto agli ospedali italiani, sarebbe un bel segnale da parte di tutto il movimento. Inutile a dirsi ma prima di tutto dobbiamo uscire da questa situazione per la salute e l’economia. Io ad esempio ho un’azienda e in questo momento siamo tutti in cassa integrazione e tra l’altro il grosso delle sponsorizzazioni parte da aziende del mio settore. E allora mi chiedo, quando ripartiremo, come ripartiremo? Per questo credo che sarebbe giusto dare la possibilità a ogni squadra di Serie A di scegliere cosa fare, se rimanere o scendere di categoria, anche in base alle proprie disponibilità economiche. E far salire almeno la prima squadra di A2 di ogni girone, chiaramente qualora avesse la forza di farlo”.

E il CF Pelletterie?
“A me andrà bene qualsiasi cosa che decideranno, anche se ripeto, credo che la cosa più giusta sia lasciare il campionato nullo, senza vincitori ne vinti. Io ho deciso di rimandare subito le ragazze a casa per un senso di responsabilità, nel momento in cui tu società non riesci a garantire la sicurezza alle atlete, non puoi rischiare. Dobbiamo ricordarci che siamo dilettanti e non professionisti: credo di aver sempre fatto del mio meglio e sinceramente mi sento felicemente dilettante, con la coscienza apposto. E’ chiaro che se domani il virus sparisse, saremmo i primi a tornare in campo ma dato che credo sia impossibile, allora penso sia più giusto pensare alla sicurezza. Se poi ci fossero i tempi per riprendere e la Divisione decidesse in tal senso, ci guarderemo in faccia e capiremo il da farsi, tutti insieme”.

Le ragazze come stanno? Vi sentite?
“Sono tutte tranquille, ci sentiamo spesso. Il preparatore atletico gli ha dato delle schede con esercizi da fare e chi ha problemi continua a fare anche fisioterapia. Le continuiamo a tutelare dal punto di vista fisico, abbiamo sempre fatto del nostro meglio per tutelare le nostre ragazze”.

Quindi, che fare?
“Per non far rischiare nessuno, io sarei per ripartire a settembre anche perché il campionato darebbe verdetti non realistici. Ripeto, alla fine noi siamo dilettanti e lo sport rimane una passione, che senso avrebbe rischiare la vita? Poi come detto se si decidesse di ripartire, chiaramente noi ci saremo. In un momento del genere, con famiglie intere senza neanche soldi per mangiare, non si può pensare allo sport, considerando anche che a settembre ci sarà una realtà economica molto diversa da quella di un anno fa e dovremo affrontare una serie di problematiche non indifferenti. Ci aspettano mesi complicati, rimaniamo dilettanti anche nello spirito”.