Mister Chiesa, fortemente provato dal momento, tiene a precisare che è arrivato il momento di fermarsi.

LA NOTA – “Rispetto il pensiero di tutti e questo ci tengo a dirlo prima di qualsiasi altro concetto, ma per quanto mi riguarda è un puro e semplice fatto di priorità. Per me la famiglia e i miei cari vengono prima di tutto, se altri pensano prima al campo andando in giro senza sicurezza e non mettendo al primo posto la salute, io no. Ho concordato a pieno con il pensiero del dottor Bracci, espresso nella sua lettera, ma soprattutto io non ho più il piacere di prendere parte a un mondo che non mi diverti più e che calpesta qualsiasi valore umano. Oggi dico basta, lo debbo alla mia famiglia, non è più lo sport che tanto amo, vorrei parlare di classifica e di partite, invece mi ritrovo ad ascoltare discussioni su protocolli e forzature per giocare partite in zone rosse dove le attività commerciali sono chiuse e dove ogni giorno muore il vicino di casa o la persona cara. Spero che questa mia decisione sia un segnale forte per tutti, ma soprattutto per chi si deve assumere responsabilità senza dire “si può giocare” in un Paese al collasso sanitario e dove noi squadre giriamo come potenziali bombe, senza controlli veri o con autocertificazioni non valide in termini di legge. Spero di potermi risedere in panchina quando ci si potrà tornare ad abbracciare a fine partita o darsi la mano. Non è più calcio a 5 questo, adesso mi sembra che ci siano altri interessi. Per questo ringrazio tutti e mi fermo”.

Roberto Chiesa
Ufficio Stampa Città di Capena