E’ da poco terminata la finale dei mondiali Francia-Croazia. Apro Facebook e scorrendo la home tra un post e l’altro, mi imbatto in un lungo messaggio di belle parole. E’ la lettera di addio al futsal di Anna Piras, una trentina di righe di cuore, di chi sta salutando un capitolo importante della propria vita. E insomma, “Annina” lascia.

Il dispiacere c’è, per chi appassionato di futsal, era solito ammirarla parare come una molla, vederla allungarsi sul palo per poi tornare immediatamente in piedi. Un fisico minuto che racchiude al proprio interno esplosività e reattività. Che ti colpiscono, dalla prima parata. Una donna con un grande carattere (altrimenti il portiere non puoi farlo, diciamola tutta) e una simpatia contagiosa che ne delineano un profilo prezioso per questo sport. Anna in tutti questi anni è stato un pilastro, una certezza per tutte le compagne, una giocatrice solida e compagna ideale da vivere nello spogliatoio.
Noi di Lady Futsal abbiamo deciso di riavvolgere il suoi nastro dei ricordi attraverso questa intervista.

Ciao Anna! Iniziamo, come hai maturato questa scelta?

“Ciao Lady Futsal! Devo dire che è nata piano piano senza grandi pensieri. Se fino allo scorso anno non riuscivo ad immaginarmi senza la routine allenamento, partita, trasferta, negli ultimi tempi le cose sono invece cambiate. E’ stata una stagione bella ma molto intensa, vissuta ad alti livelli che necessariamente toglie un po’ di energie. Il ginocchio scricchiola (ride, ndr) e gli impegni familiari frequenti mi hanno fatto arrivare a questa decisione. E’ il momento di smettere”.

Quanto è stato importante nella tua vita il futsal?

“Il futsal è stato parte integrante della mia vita. A livello sportivo, sono sempre stata un’agonista e una perfezionista, mi piaceva il gusto di allenarmi, non è mai stato un peso. Ho avuto la fortuna di poter lavorare con grandi preparatori che mi davano la possibilità di migliorare: è stato sempre un momento di crescita. Poi ovviamente la partita è la cosa che ti dà più carica, se va male non vedi l’ora di tornare in campo per poterti rifare”.

E ora come ti vedi senza futsal?

“Mi vedo giocatrice di tennis. Negli ultimi anni ho sviluppato questa passione, ed è uno sport che sono riuscita a seguire solamente nel periodo estivo. Sicuramente ora giocherò a tempo pieno, sapendo di avere tanto da imparare. Poi vorrei rimanere nel mondo del futsal, che mi appartiene sempre: non posso chiudere del tutto questo capitolo. L’obiettivo è quello di contribuire alla crescita di giovani portieri, mettendo al loro servizio tutta la mia esperienza. Spero di diventare un buon preparatore di portieri, voglio studiare e specializzarmi anche in questo”.

Hai vissuto molti momenti importanti. Quello che porterai sempre con te?

“Il momento più bello e l’emozione più grande sono stati la vittoria della Coppa Italia con il Sinnai. Ho anche un tatuaggio con la data della vittoria per portarlo sempre con me. Non solo, in camera ho la maglia della finale e un collage di foto di quel sogno: sì un sogno, perché vincere è l’obiettivo di tutti. Allo stesso tempo la delusione più grande vissuta, sempre col Sinnai, la sconfitta in semifinale di ritorno ai supplementari: quella è stata una bella botta emotiva perché avremmo avuto la possibilità di poter giocarci bene una finale scudetto”.

C’è qualche rimpianto nella carriera di Anna Piras?

“Mi dispiace essere arrivata a giocare in un campionato nazionale a 31 anni. Ho passato più di dieci anni in quello regionale. Anni fa il sistema era diverso, chi è della mia generazione sa come fosse la situazione all’epoca del futsal. Oggi le giovani sono più fortunate sotto questo punto di vista, e voglio che se ne rendano conto: noi “anziane” ce la siamo dovuta sudare. Oltretutto possono sognare e conquistare la nazionale, che credo sia il Sogno con la S maiuscola. Ecco, arrivare in maglia azzurra sarebbe stato il massimo”.

Cosa significa essere portiere?

“E’ uno stato dell’anima, lo devi sentire dentro. Quando ho iniziato a giocare a calcio ero attaccante e poi piano piano la passione del portiere è uscita fuori: a 18 anni mi sono detta “voglio giocare in porta”. Vista la mia statura il calcio a 5 era più adatto, non è un ruolo come gli altri: è delicato e pieno di responsabilità a livello psicologico, bisogna saper anche sopportare il peso dell’errore e saper gestire i momenti importanti. E’ un mondo a parte, spesso isolato ma bellissimo: anche se comporta poi ricevere tante pallonate e lividi ovunque (ride, ndr)”.

Cosa ti rimarrà di questo mondo al di là del lato sportivo?

“Solamente da quando ho pubblicato il post dell’addio al futsal, ho ricevuto tantissimi messaggi di persone e compagne di tanti anni fa: sono tornati alla mente i ricordi. La cosa più bella è che tramite questo sport ho conosciuto tante persone e con alcune è nata un’amicizia che continua ancora oggi. Da Firenze a Sora, passando per tutte le ragazze sarde, e tante straniere con cui ho un bel rapporto”.

Il Cagliari ti ha salutato e ringraziato in un bel comunicato. Cosa ti senti di dire alla società?

“Non posso che ringraziare il Cagliari che mi ha dato la possibilità di finire la carriera nel miglior modo possibile. Giocare nella massima categoria in una squadra del genere, una società ambiziosa che non ci ha mai fatto mancare nulla, tra l’altro con la soddisfazione di arrivare tra le prime otto in Italia. Sì con il Cagliari ho finito in bellezza, una stagione molto bella e un conseguente epilogo. Non posso fare altro che ringraziare la società e Claudia Cuccu per questa possibilità”.

(Foto Juna Manca)

Fabio Pochesci